Karl Jaspers, La bomba atomica e il destino dell’uomo

Le considerazioni sulla minaccia atomica spingono Karl Jaspers a una radicale riflessione sul destino dell’essere umano. In aperta polemica con chi pretende di arginare il pericolo nucleare attraverso formule meramente tecniche o burocratiche, Jaspers traccia la necessità di una politica radicalmente nuova, mossa da un orizzonte “sovra-politico”. Questa svolta può nascere solo da un esercizio ampio della ragione e da un rinnovato senso di responsabilità. Per il filosofo, il pensiero razionale è un atto originario: il suo compito non è trovare espedienti immediati, ma porre l’uomo di fronte al proprio fondamento e richiamarlo a una scelta etica profonda. L’ombra della bomba atomica si trasforma così in un’occasione cruciale per sollevare gli interrogativi più decisivi e ineludibili sull’esistenza.

Die Atombombe und die Zukunft des Menschen si inserisce pienamente nella linea di sviluppo della filosofia dell’esistenza jaspersiana profondamente provocata da quanto la tragica esperienza del totalitarismo e la Seconda guerra mondiale avevano significato, ma rappresenta, nello stesso tempo, un’opera con una sua assoluta originalità tale da offrire molteplici provocazioni fondamentali ancora oggi.

Karl Jaspers che, nell’immediato secondo dopoguerra, aveva posto la questione della colpa della Germania di fronte al totalitarismo nazista, con Die Atombombe propone una riflessione dirimente per il futuro dell’intera umanità, per il suo stesso destino. Pensato a partire da una conferenza radiofonica dell’autunno del 1956, l’articolato e ampio volume Die Atombombe und die Zukunft des Menschen viene pubblicato nel 1958 erigendo a problema filosofico-epocale ciò che molta pubblicistica del tempo trattava spesso solo come problematica di strategia politico militare. Per Karl Jaspers l’avvento dell’arma nucleare non aggravava semplicemente i rischi della politica di potenza, ma istituiva una soglia ontologica senza precedenti, poiché per la prima volta l’umanità disponeva di mezzi capaci di determinare la sua estinzione integrale.

Nel confronto con la minaccia nucleare, Jaspers individua una situazione storica radicalmente nuova, che non può essere affrontata né con le categorie tradizionali né con un supplemento di razionalità tecnica: l’umanità è posta di fronte alla possibilità reale della propria autodistruzione, e questo rende inevitabile una chiarificazione del senso dell’agire umano. «Gli esperti – scrive Jaspers – dicono che oggi è possibile provocare sulla terra la totale distruzione della vita attraverso l’opera degli uomini», «che questo avvenga non è solo entrato nel novero del possibile. Per una considerazione puramente razionale è probabile che ciò avvenga. Dirlo sembra insensato. Ma noi esitiamo. Dobbiamo pensarci».

Per Jaspers non si tratta di cedere ad atteggiamenti catastrofisti, ma piuttosto di contribuire a provocare una consapevolezza nuova, una presa di coscienza adeguata alla gravità della situazione. Riflettere vuol dire infatti «raffigurarsi quello che è possibile e le conseguenze degli eventi e delle azioni»; fare chiarezza rispetto alla direzione secondo cui la situazione posta in atto può evolvere, fino a prendere coscienza che «il nuovo brutale fatto spinge il nostro pensiero sino alla radice dell’essere umano, fino lì dove diventa problema dell’uomo, che cosa egli sia e possa essere».

[Dalla Prefazione di Francesco Miano]

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