Orthotes è una casa editrice indipendente, plurale e democratica.
Si occupa prevalentemente di saggistica filosofica, considerando il “filosofico” nella sua accezione più semplice e caratteristica, e cioè come uso del sapere a vantaggio degli esseri umani, donne e uomini.
ὅτι μὲν τοίνυν μία γέ τις ἡ ὀρθότης παντὸς ὀνόματος καὶ πρώτου καὶ ὑστάτου…
La casa editrice opera nella convinzione che ogni lavoro culturale ben sviluppato e argomentato sia un lavoro filosofico, inerisca esso alle scienze teoretiche (filosofia, critica, analisi), a quelle pratiche (etica, politica, società), o poietiche (arti musicali, figurative, tecniche).
In funzione di questi principi operativi Orthotes definisce il proprio orientamento, indipendente e non programmatico, cercando di volgere lo sguardo verso la “retta direzione” di un sapere che rischiara e illumina perché di se stesso insegna l’uso.
“Tutto dipende dalla orthotes, dalla correttezza dello sguardo. In virtù di questa correttezza, il vedere e il conoscere diventano retti, cosicché alla fine si rivolgono direttamente all’idea suprema e si fissano in questa direzione. Così dirigendosi l’apprensione si conforma a ciò che deve essere veduto. Questa è l’e-videnza dell’ente. Per effetto di questo adeguarsi dell’apprensione in quanto idein all’idea, si costituisce una omoiosis, una concordanza del conoscere con la cosa stessa. In questo modo dal primato dell’idea e dell’idein sull’aletheia nasce un mutamento dell’essenza della verità”.
Martin Heidegger, Dell’essenza della verità
Orthotes non è già la verità ma il muoversi del capo e degli occhi verso essa. In questo incrociarsi permane lo spazio, l’eccedenza, la distanza che la filosofia ha il compito di colmare.
La nostra storia
Orthotes nasce come idea nel 2010. La casa editrice è stata l’approdo, per certi versi la soluzione, a cui ha portato il dialogo tra un gruppo di studiosi di filosofia, poi amici, che si sono incontrati per la prima volta a Torino nel marzo del 2010 in occasione di un seminario – durato una settimana – tenuto da Emanuele Severino. Quelle discussioni (delle primissime si ha traccia in un blog che ancora fluttua incontrollato nella rete come lo scheletro del cane Laika a bordo dello Sputnik 2) ruotavano attorno ad alcune questioni poste dal pensiero di Lacan, di Žižek e Stiegler, oltre che da quello di Severino stesso, e in genere alle direzioni che la filosofia contemporanea stava seguendo. Ci accorgemmo però quasi subito che prepotente tornava in superficie un’esigenza: quella di capire se ci fosse, e se sì quale fosse, il luogo ideale per fare filosofia, considerandola come sapere irriducibile alle quattro mura dell’accademia, o a una necessaria individuazione geografica e strumentale (come il laboratorio per lo scienziato, o il tribunale per l’avvocato). Eravamo cioè alla ricerca di uno spazio topologico che potesse funzionare come luogo (al tempo lo definimmo virtuale) altro dall’Università, in cui il sapere filosofico potesse muoversi con maggiore libertà, non informato e intossicato cioè dalle istanze del potere politico ed economico (ci parve un dato di fatto sommamente criticabile in quanto insormontabile).

Convenimmo infine (eravamo alla fine del 2010) che lo spazio di cui andavamo alla ricerca non era già presente o “da occupare”, ma che avremmo dovuto crearlo noi. Una casa editrice (non stavamo ancora considerando gli aspetti operativi, il lavoro era tutto da fare!) era il luogo che avrebbe potuto costituire una stazione meteorologica di analisi del sapere filosofico – e più in generale della cultura contemporanea (storiche rimangono nella mia mente le ore passate a parlare del ruolo del capitalismo o della democrazia a partire da film come RoboCop e 300 o della musica di Cage e delle avanguardie).
Il passaggio fu repentino: individuato l’ideale della casa editrice come base del nostro comune lavoro di ricerca sullo statuto del sapere, e poi facendo di essa la traccia silenziosa della nostra frequentazione, delle letture, delle proposte, fummo in grado di trasformare questo sapere (rispetto al quale lo spazio editoriale sarebbe stato il nucleo di emanazione) in un saper fare qualcosa (di questo sapere).

A inizio 2011 Luisa Muraro accettò di lasciarci pubblicare un suo libro (che aveva visto la luce molti anni prima e solo come dispensa), e stampammo in una micro tiratura di sole 50 copie Tre lezioni sulla differenza sessuale (il primo libro pubblicato da Orthotes). Era un libro ancora solo per noi e pochi altri. Un tentativo di orientamento. In breve seguì una ristampa di 300 copie. E di lì a qualche mese vennero le prime traduzioni (Il resto indivisibile di Žižek e Emancipazione/i di Laclau, Reincantare il mondo di Stiegler, etc.). Poi nel febbraio 2012, soddisfatti di quanto stavamo facendo, Orthotes venne ufficialmente fondata. Da quei primi anni a oggi il passo è stato breve. Ci siamo semplicemente lasciati trascinare dall’onda su cui eravamo saliti. Quella che continua a srotolarsi potente sotto di noi.

Ancora qualcosa sul nome Orthotes. Dalla primissima idea di un luogo (Ort in tedesco), siamo passati a quella di correttezza del vedere (orthotes). Questa è possibile quando, ovunque si sia, si fissi nella giusta direzione. Ma, ci tengo a sottolineare, è la direzione a essere giusta, non ciò verso cui si volge lo sguardo, che continua a restare lontano e dunque confuso, inafferrabile.
E allora potremmo fermarci a dire, provvisoriamente, che non esistono luoghi della verità in quanto tale. Sta tutto a noi. Sono la nostra apprensione, il nostro orientamento, a dirci se la strada per casa è quella giusta.
Orthotes è così: questo spazio di tentativi, supposizioni, approssimazioni e possibilità aperte dal sapere e che precedono ciò verso cui tutti gli sforzi tendono (tenderanno) a convergere.
Diego Arturo Giordano
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