Anagogica raccoglie una serie di saggi filosofici e teologici accomunati da un’unica prospettiva: quella dell’anagogia, intesa non come semplice metodo interpretativo, ma come visione del tutto sub specie aeternitatis. Muovendosi nel solco della riflessione di Giacomo Biffi e di Giuseppe Barzaghi, Paolo Fedrigotti propone un esercizio rigoroso e insieme contemplativo del pensiero, nel quale filosofia e teologia convergono in un unico movimento conoscitivo. Pensare anagogicamente significa imparare a cogliere, nel frammento, la Totalità; nel visibile, l’Invisibile; nel tempo, l’Eterno. Letteratura, metafisica, cristologia ed ecclesiologia vengono così a essere luoghi di trasparenza dell’Intero, rimandi concreti al Disegno originario che tutto fonda e tutto include. Questo volume non offre soltanto contributi specialistici, invita il lettore a un mutamento di sguardo: a contemplare il mondo non come un enigma da risolvere, ma come una promessa da accogliere e abbracciare.
La raccolta di studi qui presentata offre al lettore un raro esempio di unità speculativa che si dispiega attraverso la molteplicità dei temi affrontati, delle fonti interrogate e dei registri argomentativi adottati. Quella che, a uno sguardo superficiale, potrebbe apparire come una miscellanea eterogenea si rivela infatti come un corpo organico e coerente, animato da un’identica intenzionalità intellettuale: pensare l’Intero alla luce dell’Eterno e lasciarsi condurre dalla logica interna della Rivelazione fino a quell’unico Punto di vista dal quale ogni realtà può essere colta nel suo ordine proprio, nella sua consistenza più genuina e nella sua trasparenza ontologica. Più precisamente, si può dire che gli scritti raccolti in questo volume condividano una comune disposizione intellettuale e un medesimo habitus epistemico, per il quale la Sacra Doctrina costituisce la norma formale del pensare e il Cristocentrismo la struttura portante dell’indagine teoretica: pur muovendosi su piani differenti (che vanno dall’esegesi biblica alla teologia di San Tommaso, dalla filosofia della storia alla fenomenologia della conoscenza, fino alla considerazione del rapporto tra Chiesa e mondo) essi manifestano la medesima forma mentis e tradiscono l’irresistibile intenzione di inquadrare tutte le cose in funzione del loro punto di fuga ultimo che è Cristo, Disegno originario e Architettonica fondamentale dell’essere come pure della vicenda storica.
Ogni pagina di questa silloge intercetta parecchie polarità dell’attuale dibattito filosofico e teologico, sottraendosi tanto allo storicismo riduzionistico quanto al tecnicismo che oggi, troppo spesso, inaridisce lo slancio autentico della cultura. La letteratura, nelle righe di Fedrigotti, si fa trasparenza simbolica; la filosofia della conoscenza si apre alla metafisica dell’essere; la riflessione antropologica riconduce alla dignità dell’uomo quale epifania del Creatore; l’ecclesiologia viene ricondotta alla centralità cosmica del Cristo glorioso. La varietà dei temi non genera dispersione, ma delinea un tessuto di rimandi interni entro il quale ogni disciplina ritrova la propria cifra teoretica ultima e il proprio posto nell’ordine del sapere. In ciascun contributo emerge, con limpidità, il fattore tipico che la Scuola di Anagogia – fondata dal Cardinale Giacomo Biffi e alimentata dalla feconda riflessione di P. Giuseppe Barzaghi – ha proposto e continua a riproporre, con vigore, nel nostro tempo: la priorità metafisica di Cristo quale perno e condizione di possibilità dell’intera Teoresi. Cristo non vi appare – come, ahinoi, accade in certa sedicente teologia contemporanea, incline alla dispersione e alla banalizzazione – come un oggetto tra gli oggetti o come un semplice riferimento edificante, ma come il Principio stesso che rende possibile al pensiero l’accesso all’Assoluto e lo colloca nella postura corretta davanti alla Rivelazione divina. Il millesettecentesimo anniversario del Concilio Niceno (325) ci ricorda la centralità ermeneutica di Cristo. Se Cristo non fosse il Figlio di Dio consustanziale al Padre, la Redenzione dell’uomo e la sua divinizzazione, la sua adozione a figlio di Dio nel Figlio, sarebbe impossibile: il Verbo incarnato ha veramente sofferto per noi e la natura umana di Cristo è lo strumento e il medio della nostra somiglianza al Dio Uno e Trino.
[Dalla Postfazione di Gerhard Ludwig Card. Müller]