Richard Wagner

Richard Wagner (1813-1883) è stato un rivoluzionario compositore tedesco che ha trasformato il teatro musicale con il concetto di “opera d’arte totale” (Gesamtkunstwerk). Celebre per capolavori come L’anello del Nibelungo e Tristan und Isolde, legò indissolubilmente la sua vita a passioni travolgenti e ideali politici radicali. Fondò il Festival di Bayreuth per rappresentare i propri drammi in un teatro progettato secondo la sua visione. La sua eredità, caratterizzata da un’armonia cromatica d’avanguardia, rimane una delle più influenti e discusse della cultura occidentale.

Con Beethoven e la sua amata immortale, con Chopin e George Sand, Richard Wagner e Mathilde Wesendonk sono senza ombra di dubbio gli amanti più celebri della storia della musica. Come stupirsi, quando si conosce l’immenso interesse che hanno subito suscitato la vita e l’opera di Wagner, interesse di cui testimonia una quantità di articoli e di libri tale da rendere la sezione consacrata all’autore del Tristano la più fornita di qualsiasi biblioteca musicale di una certa levatura? A prima vista, la storia può sembrare banale, almeno così come ce la racconta La mia vita, l’autobiografia che Cosima, alla quale era stata dettata alla fine del 1860, ha accuratamente rivisto e corretto: due casti innamorati, uniti soltanto dalla passione per le cose dello spirito, un marito lucido ma in tutta apparenza compiacente, una moglie gelosa e ottusa, responsabile di ogni sventura poiché ha visto il male là dove non era e, peggio ancora, non ha compreso l’incomparabile capolavoro al quale l’amore ha dato origine. Tuttavia, guardando più da presso, l’avventura somiglia assai poco al resoconto che ne viene fatto nella Mia vita. Quale che sia il giudizio sugli eventi o sul comportamento dei protagonisti, nulla in ogni caso può apparire banale, foss’anche soltanto per la personalità dello stesso Richard Wagner. Che dire, in effetti, della presentazione dei fatti quindici anni dopo; che dire di quella singolare capacità di deformare la verità fino a renderla irriconoscibile; che dire di quel potere di convinzione quasi magico grazie al quale i discepoli e i primi biografi hanno spesso perpetuato una leggenda, anziché la verità?

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