Pietro Barbetta (1954) Direttore clinico e scientifico dell’International School of Systemic Therapy, insegna Psychodynamic Theories presso l’Università di Bergamo, scrive su Doppiozero, Kaiak, Machina, PassioniELinguaggi, Ibridamenti, Fillide, Riflessioni sistemiche, Psicobiettivo, e altre riviste. Di recente ha curato l’opera fotografica di Carla Cerati, La classe è morta (2023), e scritto Linguaggi senza senso. Clinica transculturale (2023).
La domanda, nella questione borderline, è: come mai l’uomo, sapendo che cos’è la giustizia, non intende realizzarla. La giovane borderline fa un’affermazione cosmica: tra la legge naturale – la legge del cuore – e la legge positiva c’è un dissidio insanabile. Θέμις (Themis) la divinità madre e Δίκη (Dike), la figlia, sono irriducibili al νόμος (nomos), la legge imposta dall’uomo. Sul crinale di queste due istanze sta Antigone, che rompe il legame con Ismene perché la sorella si ritira in posizione succube, mentre Antigone intende combattere e affrontare il supplizio. Ismene esprime il destino delle donne nel patriarcato. Antigone non è una rivoluzionaria, né un’eroina che si immola per una causa; è piuttosto il prototipo del dissenso femminino, non ci sta.
Se la psicoanalisi – con Freud e Lacan – propone una riflessione clinica sul soggetto nevrotico e la schizoanalisi – con Deleuze e Guattari – sul soggetto schizofrenico, ancora manca una border-analisi, analisi di quegli aspetti che, nelle pratiche discorsive psichiatriche, vengono indicati come “cluster impulsivo” e in quelle psicoanalitiche come “perversioni”: gli elementi che mostrano la soglia – il bordo – tra la sottomissione nevrotica alla norma e la follia delirante.
Nel libro Anoressia e isteria, del 2005, indicai la presenza sociale di un fenomeno caratteristico dei nuovi sintomi. L’anoressia, esempio di molti altri sintomi del contemporaneo, si presenta al mondo clinico come fenomeno diffuso, collettivo. Appare come vera e propria epidemia medica, oppure sembra avere le caratteristiche dei movimenti sociali. Tuttavia non ci sono virus o batteri, né un’organizzazione politica, o identitaria, consapevole, che rivendichi obiettivi, o che intenda cambiare il mondo. Questi sintomi non sono né malattie epidemiche, né forme della coscienza di classe o identitaria; sono misteriose forme del dissenso esistenziale. Nel mio ultimo libro, Linguaggi senza senso, scritto vent’anni dopo Anoressia e isteria, intendo mostrare l’intima connessione dell’espressione con il femminino attraverso la lallazione, l’ecolalia, le glossolalie e le lingue volgari. La lingua sembra avere un’identità di gender.
Questo libro descrive, attraverso Antigone, l’inconscio femminino, fenomeno sotterraneo che insiste a mantenere la grazia, la tenerezza, la cura del legame di fronte alla violenza e all’autorità patriarcale. Non si tratta, ormai è noto, di contrapporre due sessi – maschio e femmina – si tratta di uscire dalla sessualità binaria imposta da una tradizione occidentale millenaria, indoeuropea: il mito caucasico.
Nella trasmissione patrilineare esogamica, le donne vengono sottomesse, sono straniere, vengono da fuori, parlano un’altra lingua, minore, lo στόμα δούλων (stoma doulon) – lingua schiava – quella che l’infante apprende con il latte, che Dante Alighieri ha chiamato volgare. Durante la guerra le donne si occupano dei feriti, ai funerali cantano i morti, fanno nascere i bambini, e sono esperte di erbe mediche, rimedi, veleni, droghe. Baccanti, streghe, fate, ostetriche, infermiere, prostitute, madri; le donne danzano in cerchio nella foresta, cantano «giro giro tondo casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra!», sono depositarie del segreto del bosco. Il femminino è associato a Themis e Persefone, divinità pre-olimpiche; a Gaia, la madre terra.