Herbert Spencer (Derby 1820-Brighton 1903) è stato uno dei più prolifici intellettuali di età vittoriana, autore di opere di biologia, psicologia, sociologia (disciplina di cui è considerato tra i padri fondatori), etica, economia e politica. Noto oggi soprattutto come esponente del cosiddetto darwinismo sociale e per aver coniato l’espressione “survival of the fittest”, fu celebre nel suo tempo per le sue posizioni liberali e l’applicazione della sua prospettiva evoluzionistica allo sviluppo morale e sociale dell’essere umano. Dopo un sostanziale declino e accantonamento del suo pensiero nel Novecento, contributi recenti soprattutto in area angloamericana stanno riportando all’attenzione aspetti filosoficamente significativi della sua opera, a partire dalla sua versione di utilitarismo fondata su diritti e libertà.
Impariamo il significato essenziale di una parola confrontando i suoi significati nelle loro differenti connessioni e osservando ciò che hanno in comune, e il significato essenziale di una parola che viene impiegata in vari modi si può cogliere meglio attraverso un confronto dei suoi usi più divergenti. Cerchiamo dunque di chiarire cosa significano “buono” e “cattivo”.
In quali casi definiamo buoni un coltello, una pistola o una casa? E quale aspetto fa sì che parliamo di un cattivo ombrello o di un cattivo paio di stivali? Le caratteristiche qui predicate dalle parole “buono” e “cattivo” non sono caratteristiche intrinseche, poiché quegli oggetti non hanno pregi o difetti al di fuori dei desideri umani. Definiamo buoni o cattivi quegli oggetti a seconda che siano bene o male adattati a raggiungere dei fini previsti. Un buon coltello è un coltello che taglia; una buona pistola è quella che spara lontano e con precisione; una buona casa è quella che garantisce a dovere il riparo, il benessere, e la comodità desiderata. Al contrario, la natura cattiva che si presume avrebbero l’ombrello o il paio di stivali si riferisce alla loro manchevolezza nel soddisfare i fini di proteggere dalla pioggia e tenere asciutti i piedi, senza trascurare l’aspetto estetico. Lo stesso avviene quando passiamo dagli oggetti inanimati alle azioni inanimate. Diciamo che una giornata è cattiva se un temporale ci impedisce di soddisfare un nostro desiderio. Si dice che la stagione è stata buona quando il clima ha favorito la produzione di un raccolto abbondante. Se passiamo dalle cose e azioni inanimate alle creature viventi, troveremo che tali parole, secondo il loro uso corrente, si riferiscono alla caratteristica di essere di utile servizio. La bontà o cattiveria di un cane da ferma o di un cane da riporto, di una pecora o di un bue, tralasciando ogni altra caratteristica di questi animali, si riferisce nei primi all’idoneità delle loro azioni a realizzare gli scopi per cui gli uomini li impiegano, e nei secondi alla qualità della loro carne in quanto adatta al sostentamento umano. E quelle azioni degli uomini che sono considerate indifferenti dal punto di vista morale, le classifichiamo come buone o cattive in base al loro successo o fallimento. Un buon salto è tale perché realizza bene l’obiettivo immediato del salto, tralasciando i fini più remoti; mentre un colpo al biliardo è definito buono quando i movimenti vengono abilmente adattati alle circostanze. Al contrario, una camminata trascinata o una parlata poco chiara sono considerate cattive perché in quei casi gli atti non sono adeguatamente adattati ai fini.