Caterina Sofia Mastella Allegrini è dottoressa di ricerca in Filosofia. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele discutendo, nel dicembre 2023, una tesi dal titolo «La nozione di “classico”. Storia dell’idea di classicità. Il problema dello studio delle materie umanistiche». Sotto la guida dei professori Massimo Cacciari e Francesco Valagussa, si è laureata in Filosofia nel 2015 e in Scienze filosofiche nel 2018 con il massimo dei voti e la lode, discutendo una tesi dal titolo «“L’inattuale diventa attuale”. Aspetti del ‘classico’ nella cultura moderna: Schopenhauer, Nietzsche, Wilamowitz e Jaeger». È collaboratrice del “Centro Interdipartimentale di Ricerca su Arthur Schopenhauer e la sua scuola” e socia della Schopenhauer-Gesellschaft. Il suo ambito di ricerca si incentra sul concetto di “classico” e si muove tra filosofia, filologia e pedagogia.
Nel 2021, in occasione delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, in tutta Italia hanno avuto luogo convegni, mostre, workshop ed eventi destinati a omaggiare un anniversario così significativo. Il 2020 aveva già salutato l’istituzione del DanteDì, ideato sul modello del Bloomsday dedicato a Joyce, promosso da Paolo Di Stefano (Corriere della Sera) e approvato nel Consiglio dei Ministri in data 17 Gennaio 2020, su richiesta dell’allora Ministro della Cultura Dario Franceschini. Un’intera giornata di celebrazioni dantesche attesa a lungo, ma, nel primo anno della sua istituzione, svoltasi solo telematicamente a causa della fase iniziale della pandemia da Covid-19. Il 2021 pertanto, proprio a fronte di tali contingenze storiche, ha assunto una duplice importanza: alla prima vera giornata dedicata al Poeta, si sono accompagnate tutta una serie di riflessioni sui settecento anni intercorsi dalla sua morte.
Il Centro di Ricerca in Metafisica e Filosofia delle Arti (Diaporein) dell’Università Vita-Salute San Raffaele, in collaborazione e con il patrocinio della Fondazione Siro Moretti-Costanzi (Università degli Studi di Perugia) e dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici, ha scelto di prendere parte ai riti celebrativi del prestigioso anniversario, organizzando un convegno dedicato al tema dell’immaginario dantesco e, in particolar modo, al legame fra Dante e la filosofia. Nelle pagine che seguono, vengono pubblicati gli Atti del Convegno svoltosi a Cesano Maderno il 16 e il 17 Novembre 2021, nella suggestiva cornice settecentesca di Palazzo Arese Borromeo. Grazie alla sapiente regia di Francesco Valagussa, Massimo Donà e Marco Moschini, il convegno ha visto la partecipazione di filosofi, letterati e studiosi danteschi di fama nazionale e internazionale: Emanuela Bufacchi (Università Suor Orsola Benincasa di Napoli), Giulio Ferroni (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”), Emma Giammattei (Università Suor Orsola Benincasa di Napoli), Bruno Pinchard (Université Jean Moulin Lyon 3 e Presidente della Société Dantesque de France), Nunzio Ruggiero (Università Suor Orsola Benincasa di Napoli), Heather Webb (University of Cambridge), Irene Zavattero (Università degli Studi di Trento).
Nel primo dei saggi pubblicati in volume, Heather Webb sottolinea come, per leggere e comprendere la Divina Commedia, sia decisivo visualizzare il cammino percorso dallo stesso Dante. La Commedia impone non solo un’attività di lettura, ma pretende anche che quest’ultima sia implicitamente collegata a una visualizzazione della mappa dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso, nonché – e soprattutto – dei movimenti dei personaggi. Webb, prendendo in esame il canto VI dell’Inferno, focalizza la propria attenzione sulle modalità in cui Sordello, prima di incontrare Dante e Virgilio, appaia fermo e quasi immobile; mentre, in seguito all’incontro medesimo, si noti un movimento impulsivo e carico di affetto tra i due concittadini (Virgilio e Sordello). L’autrice propone di leggere l’intera Divina Commedia alla luce di un’“etica della vicinanza”, in grado di enfatizzare determinati momenti e movimenti come l’abbraccio tra Virgilio e Sordello.
Francesco Valagussa, a sua volta, sembra ampliare l’orizzonte di questo concetto. A partire da La psicologia di Dante di Simmel, l’autore nota come il termine “amore” venga utilizzato da Dante con un significato molto più estensivo di quello comunemente riconosciutogli: amore è un principio metafisico che costruisce il mondo, è il principio attraverso cui si mettono in moto tutte le intelligenze celesti.
Irene Zavattero prende invece le mosse dalla lettura, da parte di Dante, del De consolatione philosophiae di Severino Boezio, a cui il Poeta ricorre per lenire la sofferenza provocatagli dalla morte di Beatrice. Per affrontarne la perdita, con l’aiuto della Filosofia, Dante immagina un uomo infelice soccorso da una donna gentile e misericordiosa: Filosofia in Boezio e in Dante personifica e diventa una matrona. In appendice al saggio, viene riproposta l’edizione critica del sermone in lode della grammatica, Accipe igitur haustum; il sermone – insieme ad altri otto – proviene dall’ambiente universitario bolognese ed è conservato nel ms. 56-1-6 (olim 81-6-6) della Biblioteca Capitular y Columbina di Siviglia. Zavattero precisa che i sermoni non sono fonti direttamente conosciute da Dante, perché successivi alla composizione del Convivio, ma sono nondimeno prodotti di un ambiente culturale che gli era familiare e che rielabora autonomamente.
Bruno Pinchard propone una lettura francese di Dante, attraverso la speciale lente filosofica e teologica di Blaise Pascal. Pur ammettendo che nel filosofo francese non vi sia alcun riferimento esplicito a Dante, l’autore cerca di collegare i due pensieri, sottolineando a più riprese la capacità critica e scientifica di Pascal.
A seguire, Giulio Ferroni si concentra sull’analisi dell’“oltre” dantesco, un “oltre” da non pensare solo alla stregua di uno spazio divino ma anche come dimensione storica, in quanto tale innervata di tensione poetica e ideale.
Massimo Donà si cimenta in una lettura inedita e peculiare di Dante, spaziando in maniera originale tra una serie di interpreti storici dell’opera dantesca: Borges, Auerbach, Zambrano, Vossler, Singleton, e non da ultimo Giovanni Gentile.
I tre saggi in chiusura del volume, a firma di Emma Giammattei, Nunzio Ruggiero ed Emanuela Bufacchi, sono uniti dal comune riferimento alla figura eminente di Benedetto Croce, e al ruolo decisivo ricoperto dal filosofo napoletano in occasione del seicentenario dantesco (1921). Ciascuno a proprio modo e con una propria metodologia di ricerca, i tre interventi restituiscono uno spaccato importante del dantismo italiano della prima metà del secolo scorso, nonché delle indebite appropriazioni politiche di Dante alle soglie drammatiche dell’avvento del fascismo.
Dante è e resta costante fonte di riflessione, così come i suoi testi sono e saranno sempre delle pietre miliari della letteratura italiana e mondiale. La Commedia è senza dubbio il più importante classico della letteratura italiana, un libro capace a ogni rilettura – proprio per il suo essere un classico, se non il classico par excellence – di suggerire al lettore qualcosa di nuovo, di continuamente diverso. Un testo studiato e letto da tutti, in grado di tenere insieme letture critiche distese lungo tutto il corso della storia della cultura europea e non solo. A dimostrazione di ciò, sia sufficiente citare alcune opere che hanno rivoluzionato l’ermeneutica di tale capolavoro. Curtius, nel suo celeberrimo Letteratura Europea e Medioevo latino, traccia un percorso sui viaggi nell’oltretomba attraverso l’Odissea di Omero, l’Eneide di Virgilio e, appunto, la Commedia di Dante, affermandone il profondo rapporto di filiazione: «senza il viaggio di Ulisse nell’Ade non vi sarebbe stato il viaggio di Virgilio nell’oltretomba; e senza di questo neppure il viaggio di Dante».
Auerbach, nel saggio Figura, fa mutare radicalmente la modalità di analisi dei personaggi incontrati da Dante nella Commedia. Virgilio e Beatrice, ad esempio, non sono più solo la rappresentazione di ciò che sono stati in vita, ma anche qualcos’altro, qualcosa di diverso: «Virgilio è bensì il Virgilio storico, ma d’altra parte non lo è più, perché quello storico è soltanto “figura” della verità adempiuta che il poema rivela, e questo adempimento, è qualche cosa di più, è più reale, più significativo della “figura”».
De Sanctis, pur riconoscendo la grandezza di Dante, comprende che quanto da egli scritto è già nella mente di tutti, e che proprio per questo assurge alla dignità di classico: «Chi mi ha seguito vede che la “divina commedia” non è un concetto nuovo, né originale, né straordinario, sorto nel cervello di Dante e lanciato in mezzo a un mondo maravigliato. Anzi il suo pregio è di essere il concetto di tutti, il pensiero che giaceva in fondo a tutte le forme letterarie, rappresentazioni, leggende, visioni, trattatati, tesori, giardini, sonetti e canzoni».
L’elenco delle opere dedicate alla Commedia e a Dante tout-court, oramai a loro modo divenute dei classici, potrebbe aumentare indefinitamente. Ciò che, tuttavia, vale sempre la pena di ricordare è, nello spirito di Borges, l’invito a leggere e rileggere direttamente le parole di Dante:
nessuno ha il diritto di privarsi della gioia della Commedia, della gioia di leggerla in modo ingenuo. Dopo verranno i commenti, il desiderio di conoscere il significato di ogni singola allusione mitologica, di vedere come Dante abbia ripreso un gran verso di Virgilio e l’abbia forse migliorato traducendolo. Ma all’inizio dobbiamo leggere il poema di Dante con la fede di un bambino, abbandonarci ad esso; ed esso ci accompagnerà per tutta la vita. Sono tanti anni che la Commedia mi accompagna, e so che se la leggerò domani vi troverò cose che finora non ho visto. So che questo libro durerà ben oltre la mia veglia e le vostre veglie.
Seguendo ancora i consigli di Borges, solo dopo un’attenta lettura della Commedia diviene indispensabile il supporto dei commenti, dei testi critici su Dante che, nel corso della storia, si sono pubblicati e continuano a esserlo. L’auspicio, per i saggi qui riportati, è che possano portare alla luce aspetti e sentieri meno battuti della critica dantesca, lasciando rifulgere ancora una volta l’inesauribile ricchezza di Dante e delle sue parole.
[Dall’Introduzione a Nell’immaginario dantesco, a cura di Caterina Sofia Mastella Allegrini e Antonio Catalano]

