Antonio Catalano è attualmente assegnista di ricerca in Storia della filosofia presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Federico II di Napoli. È stato dal 2020 al 2022 borsista post-Doc presso l’Istituto Italiano per gli studi storici “Benedetto Croce” di Napoli. Ha perfezionato il proprio dottorato di ricerca in Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove è tuttora “cultore della materia” in Storia della filosofia. Si occupa principalmente di storia della filosofia contemporanea, con particolare attenzione ad alcuni autori chiave del panorama europeo del primo Novecento. Tra le sue pubblicazioni: Benedetto Croce e Bernard Bosanquet. Breve storia di un dialogo filosofico italo-inglese, in «Annali dell’Istituto Italiano di Studi Storici», XXXV, 2023, pp. 235-273; La ricezione di Croce presso l’Aristotelian Society di Londra: la mediazione di Herbert Wildon Carr, in «Annali dell’Istituto Italiano di Studi Storici», XXXIV, 2022, pp. 411-461; La formazione e i lavori prefilosofici di A.N. Whitehead: logica e matematica negli anni di Cambridge, in «La Cultura. Rivista di filosofia e filologia», 3, 2022, pp. 501-526; I primi passi di A.N. Whitehead verso il concreto: il 1911, Bergson e la relatività speciale, in «InCircolo», 14, 2022, pp. 1-21; la curatela e traduzione di: A.N. Whitehead, La funzione della ragione, Roma 2022.
L’opera completa di Alfred North Whitehead (1861-1947) risulta da sempre complessa e di difficile sintesi, per via principalmente di due fattori: a) la varietà dei contenuti proposti e di discipline affrontate; b) l’ampiezza dell’arco temporale coperto dai suoi scritti. Lungo quasi quarant’anni, i suoi lavori spaziano dall’algebra astratta (A Treatise on Universal Algebra with Application, 1898) alla filosofia della fisica (The Principles of Relativity, 1922), dalla logica matematica (Principia Mathematica, 1910-1913) alla metafisica (Process and Reality, 1929), non disdegnando peraltro incursioni nella storia delle idee (Science and Modern World, 1925; Adventure of Ideas, 1933).
Buona parte della accidentata ricezione dell’autore nel secondo Novecento, e infondo tuttora, è dovuta a entrambi i fattori appena richiamati, ai quali, a dire il vero, occorre aggiungerne per completezza almeno un terzo: c) la quasi totale assenza di testimonianze private di natura autobiografica (epistolari, autobiografie intellettuali sullo stile di Russell), utili a far luce, dal punto di vista dell’autore stesso, su alcuni cambi di prospettiva, di stile, di linguaggio, altrimenti difficili da intrepretare. Come motivare il passaggio – in un arco breve di tempo – dalle posizioni algebrico-formaliste di fine ’800 a quelle logiciste (o presunte tali) dei primi anni del nuovo secolo? E, in seguito, il passaggio da quest’ultime a un’epistemologia di matrice empirista? Si tratta di snodi centrali per comprendere l’autore, e che spesso non hanno ricevuto un trattamento storiografico adeguato.
Ai fini di avere un quadro semplice e immediato del suo lavoro complessivo, si è soliti, nell’ambito degli studi whiteheadiani, affidarsi alla tripartizione proposta da Victor Lowe: 1) periodo logico-matematico (1884-1910); 2) periodo epistemologico o di filosofia naturale (1911-1924); periodo metafisico o di filosofia speculativa (1925-1937). La ripartizione segue fedelmente i trasferimenti fisici di Whitehead, cioè le tre diverse città in cui ha vissuto, studiato e lavorato: Cambridge (Trinity College), Londra (University College; Imperial College of Science and Technology), Boston (Harvard University).