L’opera di Dante è alimentata da un mondo di immagini, di suoni, così come di forme e modelli che il poeta fiorentino continuamente assorbe dalla realtà circostante, rielaborandoli e forgiandoli interamente di nuovo per il tramite della scrittura.
I saggi raccolti in questo volume, a firma di Heather Webb, Irene Zavattero, Bruno Pinchard, Giulio Ferroni, Massimo Donà, Emma Giammattei, Nunzio Ruggero, Emanuela Bufacchi e Francesco Valagussa, mirano a offrire nuovi strumenti che possano consentire al lettore di orientarsi efficacemente all’interno di quello che potremmo chiamare l’immaginario dantesco. Tale operazione si avvale di una serie di raffronti e di analogie filosofico-letterarie come l’“etica della vicinanza”; si sottolinea l’importanza giocata del De consolatione philosophiae all’interno dell’opera dantesca; un focus particolare è dedicato alla ricezione francese – via Pascal – della Commedia; si mostra come il concetto dell’ulteriorità lavori nelle terzine. Nel testo si trova anche una ripresa delle letture offerte da Simmel, Borges e Auerbach, senza dimenticare le interpretazioni formulate da Benedetto Croce e Giovanni Gentile.
Dante è e resta costante fonte di riflessione, così come i suoi testi sono e saranno sempre delle pietre miliari della letteratura italiana e mondiale. La Commedia è senza dubbio il più importante classico della letteratura italiana, un libro capace a ogni rilettura – proprio per il suo essere un classico, se non il classico par excellence – di suggerire al lettore qualcosa di nuovo, di continuamente diverso. Un testo studiato e letto da tutti, in grado di tenere insieme letture critiche distese lungo tutto il corso della storia della cultura europea e non solo. A dimostrazione di ciò, sia sufficiente citare alcune opere che hanno rivoluzionato l’ermeneutica di tale capolavoro. Curtius, nel suo celeberrimo Letteratura Europea e Medioevo latino, traccia un percorso sui viaggi nell’oltretomba attraverso l’Odissea di Omero, l’Eneide di Virgilio e, appunto, la Commedia di Dante, affermandone il profondo rapporto di filiazione: «senza il viaggio di Ulisse nell’Ade non vi sarebbe stato il viaggio di Virgilio nell’oltretomba; e senza di questo neppure il viaggio di Dante».
Auerbach, nel saggio Figura, fa mutare radicalmente la modalità di analisi dei personaggi incontrati da Dante nella Commedia. Virgilio e Beatrice, ad esempio, non sono più solo la rappresentazione di ciò che sono stati in vita, ma anche qualcos’altro, qualcosa di diverso: «Virgilio è bensì il Virgilio storico, ma d’altra parte non lo è più, perché quello storico è soltanto “figura” della verità adempiuta che il poema rivela, e questo adempimento, è qualche cosa di più, è più reale, più significativo della “figura”».
De Sanctis, pur riconoscendo la grandezza di Dante, comprende che quanto da egli scritto è già nella mente di tutti, e che proprio per questo assurge alla dignità di classico: «Chi mi ha seguito vede che la “divina commedia” non è un concetto nuovo, né originale, né straordinario, sorto nel cervello di Dante e lanciato in mezzo a un mondo maravigliato. Anzi il suo pregio è di essere il concetto di tutti, il pensiero che giaceva in fondo a tutte le forme letterarie, rappresentazioni, leggende, visioni, trattatati, tesori, giardini, sonetti e canzoni».
L’elenco delle opere dedicate alla Commedia e a Dante tout-court, oramai a loro modo divenute dei classici, potrebbe aumentare indefinitamente. Ciò che, tuttavia, vale sempre la pena di ricordare è, nello spirito di Borges, l’invito a leggere e rileggere direttamente le parole di Dante:
nessuno ha il diritto di privarsi della gioia della Commedia, della gioia di leggerla in modo ingenuo. Dopo verranno i commenti, il desiderio di conoscere il significato di ogni singola allusione mitologica, di vedere come Dante abbia ripreso un gran verso di Virgilio e l’abbia forse migliorato traducendolo. Ma all’inizio dobbiamo leggere il poema di Dante con la fede di un bambino, abbandonarci ad esso; ed esso ci accompagnerà per tutta la vita. Sono tanti anni che la Commedia mi accompagna, e so che se la leggerò domani vi troverò cose che finora non ho visto. So che questo libro durerà ben oltre la mia veglia e le vostre veglie.
Seguendo ancora i consigli di Borges, solo dopo un’attenta lettura della Commedia diviene indispensabile il supporto dei commenti, dei testi critici su Dante che, nel corso della storia, si sono pubblicati e continuano a esserlo. L’auspicio, per i saggi qui riportati, è che possano portare alla luce aspetti e sentieri meno battuti della critica dantesca, lasciando rifulgere ancora una volta l’inesauribile ricchezza di Dante e delle sue parole.