Zygmunt Bauman (1925-2017), può essere annoverato tra i più autorevoli sociologi e pensatori critici a livello mondiale per un approccio fortemente innovativo ai fenomeni della società globale. Nei suoi ultimi lavori per spiegare la postmodernità è ricorso alle metafore, divenute celebri, di modernità liquida e solida. La sua biografia si intreccia con i drammatici eventi del Novecento. Nato in Polonia nel 1925, ha conosciuto l’esperienza di un duplice esilio: in Unione Sovietica, in fuga dal nazismo, e successivamente, nel 1968, dal suo paese in Inghilterra a seguito di una vasta campagna antisemita con il pretesto di un suo sostegno al movimento degli studenti. Dal 1971 è vissuto a Leeds, dove ha insegnato Sociologia presso la locale Università fino al 1990. Tra i suoi numerosissimi saggi il lettore italiano ricorda in particolare: Modernità e olocausto (1992), Le sfide dell’etica (1996), La solitudine del cittadino globale (2000), Vita liquida (2006).
Il titolo apposto da Norbert Elias alla sua ultima opera, pubblicata postuma, La società degli individui, coglie perfettamente nella sua essenza il problema che ha assillato la teoria sociale fin dalle sue origini. Rompendo con la tradizione inaugurata da Hobbes e trasformata da John Stuart Mill, da Herbert Spencer e dall’ortodossia liberale nella doxa – la cornice preriflessiva di ogni ulteriore conoscenza – del nostro secolo, Elias ha sostituito l’“e” e il “contro” con il “di”, e così facendo ha spostato il discorso dall’imaginaire delle due forze condannate a una battaglia, mortale eppure senza esito, tra libertà e dominio, in quella di una “concezione reciproca”: la società determina l’individualità dei suoi membri e gli individui formano la società con le loro azioni quotidiane mentre perseguono strategie plausibili e realizzabili all’interno della trama socialmente ordita delle loro dipendenze.
Il fatto di concepire i propri membri come degli individui è il contrassegno distintivo della società moderna. Questo mutamento di prospettiva, tuttavia, non si esaurisce in un singolo atto, dev’essere rinnovato quotidianamente. La società moderna esiste nella sua attività di “individualizzazione”, così come le attività degli individui consistono nella ridefinizione e rinegoziazione quotidiane dei loro reciproci intrecci da noi definiti “società”. Nessuno dei due partner resta fermo a lungo. E così anche il significato di questa “individualizzazione” muta di continuo, assumendo forme sempre nuove, dal momento che i risultati accumulati della sua storia passata pongono regole sempre nuove e cambiano la posta in gioco. Il termine “individualizzazione” significa ora qualcosa di molto diverso da ciò che significava un secolo fa e da ciò che suggeriva agli albori dell’epoca moderna: i tempi della tanto decantata ‘emancipazione’ umana dalle fitte maglie della dipendenza, controllo e imposizione comunitari.