Il libro, che raccoglie alcuni saggi brevi dell’autore di Modernità liquida e La società sotto assedio, esprime un pensiero politicamente impegnato che guarda in modo critico al presente e al futuro della società globalizzata. Il tema ricorrente è il processo di individualizzazione che caratterizza il nostro tempo. Sulle spalle degli individui ricade l’onere di identificare le soluzioni più opportune per problemi sociali in realtà irresolubili sul piano individuale – legati alle forme del lavoro, sempre più precarie; a relazioni interindividuali strutturate in modo crescente sul breve termine; al rapporto con una sfera pubblica fortemente privatizzata. Spaziando dalla sociologia agli studi culturali alla scienza politica, Bauman mette in luce, insieme alle risorse e ai limiti dell’agire contemporaneo, le dinamiche identitarie nell’epoca della precarizzazione. Attraverso uno stile di scrittura immaginifico e molto godibile, l’autore ci offre l’opportunità di riflettere su questioni oggi cruciali attraverso un’angolatura mai scontata, come la relazione tra ricerca di libertà e bisogno di sicurezza; la vita nelle città del ventunesimo secolo e la figura dello straniero; il significato di essere cittadini d’Europa. In un centinaio di pagine, Individualmente, insieme espone in modo sintetico, ma accurato, gli snodi essenziali dell’ultima fase del pensiero baumaniano.
Considerato, sul piano mondiale, uno dei più influenti teorici sociali; autore di diverse decine di libri tradotti in numerose lingue; soprattutto, intellettuale impegnato in una battaglia in cui il segno culturale e quello politico risultano appena distinguibili – partire dal presente per aprire al possibile e pre-figurare un futuro diverso è, nella sua visione, il compito specifico della cultura – Bauman rappresenta oggi una delle punte di diamante del pensiero critico. Le sue prese di posizione contro la globalizzazione neo-liberista e la crescente produzione di «scarti» umani che la accompagnano (rifugiati, migranti, richiedenti asilo, sans papier, nuovi e vecchi poveri), insieme alla sua denuncia dello smantellamento degli spazi pubblici e delle reti di protezione sociale ne fanno un’incarnazione contemporanea della tradizionale figura dell’intellettuale impegnato.
La vasta popolarità di cui gode oggi la sua produzione scientifica, ben oltre i ristretti circoli accademici, non può dunque essere disgiunta dalla scelta di Zygmunt Bauman di pensare e prendere posizione. Bauman non è infatti soltanto un sofisticato studioso della modernità contemporanea – nelle sue parole, la «modernità liquida». È, al tempo stesso, un implacabile accusatore della privatizzazione dell’esperienza, della colonizzazione della sfera pubblica ad opera del mercato, della degenerazione della politica e della strumentalizzazione in chiave securitaria dell’incertezza, quest’ultima forse il tratto societario ed esistenziale più caratteristico del nostro tempo.
Il progetto emancipativo che struttura il suo pensiero pone l’analisi sociale al servizio della dignità degli esseri umani e della loro aspirazione alla giustizia. Per il tramite di un’attrezzatura concettuale duttile, che gli consente di attraversare con identica eleganza territori disciplinari diversi, dalla filosofia all’economia, dalle scienze politiche alla storia, Bauman intende contribuire alla «riarticolazione» della condizione umana. Egli fa riferimento, con questa espressione, alla necessità di sostenere in modo attivo la ricerca di significato e di finalità esistenziali espressa dagli «individui sempre più individualizzati» del nostro tempo. In questa cornice analitica, la sociologia gli appare come la disciplina impegnata a conoscere e a far conoscere «la forma delle cose, il terreno dal quale germogliano e le condizioni di incubazione».
Rendere disponibile questo sapere, metterlo in tensione con un’utopia positiva, una visione del futuro fondata sull’annullamento della necessità e sull’apertura al possibile anche nella «vita liquida» del nostro tempo, fagocitata dai richiami del consumo e povera di politica: questo è l’obiettivo che Bauman si propone e in base al quale intende offrire agli uomini e alle donne di oggi le chiavi di lettura essenziali per la conquista di forme di controllo sulla propria esistenza. Ciò può accadere mettendo a loro disposizione gli strumenti discorsivi capaci di rendere visibili ed intelligibili le dinamiche del potere contemporaneo e le loro ricadute sul piano biografico. Il sapere che la sociologia di Bauman costruisce è pensato, in sintesi, come una forma di prassi.
Riprendendo da Barrington Moore l’idea che la stessa continuità culturale e sociale deve essere considerata frutto di un’inarrestabile processo creativo, generazione dopo generazione, piuttosto che come esito scontato di una condizione d’inerzia, Bauman porta la nostra attenzione sulla dimensione dell’imprevedibilità, dell’apertura, della radicalità costitutiva dell’agire umano. Sebbene la sociologia non sia, com’è ovvio, un movimento politico, non di meno, secondo Bauman, più di altre forme di sapere possiede un forte «potenziale trasformativo», legato alla sua capacità di rovesciare il senso comune e demistificare le apparenze. Questa capacità la pone in condizione di mettere in luce, ad esempio, non solo come l’universo in cui ci troviamo a vivere, i valori e le norme che lo strutturano, siano un prodotto storico, frutto di scelte umane e, in quanto tali, sempre trasformabili. Le consente anche di fare luce sulle molteplici facce dell’esperienza umana e sulla relazione che lega la loro specificità alla storia.
[Dall’Introduzione di Carmen Leccardi]