Voltaire, pseudonimo di François-Marie Arouet (Parigi, 21 novembre 1694 – 30 maggio 1778), filosofo, narratore, drammaturgo, enciclopedista, storico e poeta francese, è stato uno dei massimi esponenti dell’Illuminismo europeo. Tra le sue opere sono da ricordare: Lettere inglesi o Lettere filosofiche (1734), Zadig (1748), Micromega (1752), Candido o l’ottimismo (1759), Trattato sulla tolleranza (1763), Dizionario filosofico (1764), L’ingenuo (1767). Il suo corpo riposa a Parigi nel Panthéon dall’11 luglio 1791.
Nel marzo del 1759 era stato revocato il privilegio di stampa concesso all’Encyclopedie e da quel momento le pubblicazioni erano continuate solo in forma clandestina; in quello stesso 1760 era stata pubblicata una commedia di Charles Palissot de Montenoy, intitolata Les Philosophes, nella quale erano stati presi di mira gli enciclopedisti, con una durissima satira anche contro Rousseau; nello stesso anno Jean-Jacques Lefranc, marchese de Pompignan, aveva tenuto il suo discorso inaugurale all’Académie française, attaccando violentemente i philosophes; in questo contesto il parlamento di Parigi aveva avviato una procedura contro il Poème sur la loi naturelle dello stesso Voltaire.
Voltaire reagì contro Palissot, che pure era stato suo discepolo e si dichiarava suo amico, scrivendogli diverse lettere, e pubblicò poi una serie di pamphlet in cui esercitò un certo persiflage contro Pompignan, ma dal ritiro ginevrino decise da quel tempo di diffondere solo clandestinamente le sue opere e di non firmare gli scritti o negarne la paternità: strategia a cui non sfuggirono né il Candide, né Le Droit du Seigneur. Del resto, quarant’anni prima, il trentenne Arouet, già autore di due tragedie, era stato fatto bastonare da un conte con cui era entrato in contrasto, poi fu imprigionato alla Bastiglia, infine fu vivamente consigliato di lasciare il paese: il filosofo fuggì così in Inghilterra, ma una volta tornato in patria scrisse le celebri Lettres anglaises, per le quali fu condannato dal Parlamento di Parigi, che giudicò l’opera «scandalosa, contraria alla religione, alla buona morale e al rispetto dovuto all’autorità» e una copia fu simbolicamente bruciata.
Con l’età Voltaire era divenuto perciò più cauto e circospetto. Per Le Droit du Seigneur la sua condotta, come appare dall’epistolario, è studiata e attenta, anche se non sempre lineare: nelle lettere dice e non dice, temendo siano intercettate e le sue parole lette non solo dai suoi amici; si possono notare cambiamenti e ripensamenti, a partire dalla scelta dei suoi stessi pseudonimi; tuttavia, egli invia la sua commedia a più di un corrispondente, con lo scopo di divulgarla.
[tratto dal saggio di Carlo Pontorieri]