Tiziana Villani

Tiziana Villani, filosofa, è associata all’Università Paris 8 UFR e professore di Fenomenologia dell’arte contemporanea presso il Dipartimento «Visual arts and Curatorial studies» dell’Accademia NABA di Milano. È direttore delle Edizioni Eterotopia France e della collana/rivista «Millepiani» e «Millepiani/Urban». Tra le sue pubblicazioni: Psychogéograhies urbaines. Corps, territoires et technologies (Paris 2014), Il tempo della trasformazione (Roma 2006), Ecologia politica (Roma 2013), Corpi mutanti (Roma 2018).

In alcune fasi della vita e della storia che si attraversano e dalle quali siamo attraversati, occorre a un certo punto fermarsi e riflettere sui modi e gli strumenti attraverso i quali interpretiamo, concepiamo le cose, gli eventi, le relazioni, i progetti, insomma la vita.

Il nostro tempo ci scaglia addosso frammenti di esperienza e di piani di realtà spesso contrastanti che impediscono una compiuta visione di insieme. Il tempo delle trasformazioni, il tempo del rischio non sempre procede plasticamente, piuttosto si sviluppa per andamenti lenti, fratture e velocizzazioni che interrompono quello che si è soliti chiamare il quotidiano. Il quotidiano si vorrebbe inserire nella programmazione ripetitiva di un processo intenzionalmente, ma anche socialmente intrapreso, eppure sappiamo che le cose non procedono così. Il concretizzarsi di eventi più o meno inattesi irrompe senza preavviso e mette in crisi “il quieto vivere”, che poi a ben guardare, troppo quieto non può mai essere.

Ma da dove arriva questa propensione a delineare, pianificare il tempo e le attese, i desideri e i bisogni?

Nel tempo dell’adesso la libertà manca e la riflessione appare impigliata nelle strette maglie di un sociale “triste”. Forse più che triste bisognerebbe dire opaco, incapace di empatia con gli eventi che accadono, un sociale “stordito” dall’eccesso di comunicazione.

Eppure il quotidiano è capace di cattura, con i suoi rituali di rassicurazione contribuisce a chiuderci nella sfera di un presente che si vorrebbe, per molti versi, immutabile. È la vita che irrompe e frattura così questa illusione.

Il tempo della Krisis si è prolungato ben prima e ben oltre il “secolo breve”.

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