Nel tempo dell’adesso la libertà manca e la riflessione appare impigliata nelle strette maglie di un sociale “triste”, incapace di empatia con gli eventi che accadono, “stordito” dall’eccesso di comunicazione e di cinica violenza. Eppure la vita non è mai un destino compiuto, I territori dell’infanzia sono infatti quegli ambienti in cui opera l’immaginazione e la potenza del ricordo che intendono agire attivamente sul presente.
Se spesso la memoria è chiamata a funzionare come museo del passato, il ricordo è invece dotato di una forza affettiva e creativa che si innerva nelle pieghe del presente, ne forza i limiti, disegna nuove ecologie politiche, ambientali, relazionali. I corpi, i territori, il desiderio aprono così varchi di sperimentazione che sovvertono la dominanza dell’attuale modello economico-sociale in evidente agonia. Sovvertire il senso del presente significa dunque essere capaci di pensare contro se stessi per aprirsi ad altri divenire di maggiore soddisfazione.
Nelle solitudini adulte in cui è scomparsa ogni traccia inventiva dell’infanzia, l’immaginazione stenta a prodursi. Deleuze nel suo breve saggio, L’idea della genesi nell’estetica di Kant, dedica all’immaginazione un’importante riflessione connessa con il libero gioco delle facoltà. L’autonomia di queste facoltà agisce nei luoghi di crisi, ossia in ciò che trascende il campo e i domini delle diverse facoltà. Deleuze, inoltre, rimandando al giovane Nietzsche che riflette sulla teleologia kantiana, riprende questa intuizione:
La vita è possibile in una straordinaria quantità di forme. Ognuna di queste forme è conforme a fini: ma poiché esiste un numero incalcolabile di forme allora esiste anche un numero incalcolabile di forme conformi a fini […] la vita, inclusa la generazione è ciò che non è compreso fra le cause finali.
Dunque l’immaginazione ha a che fare con l’apertura molteplice delle forme possibili, ma affinché questa apertura possa essere accolta occorre una disposizione del soggetto “leggera”, “larvale” per dirlo con Deleuze. Dunque di un soggetto non completamente dominato da contingenze volte a imbrigliarlo in una tensione “triste” nei confronti della vita. Ora, questa disposizione è tutt’altro che facile o scontata. Riferendosi al tempo Deleuze individua tre sintesi: quella dell’abitudine, quella della memoria e la terza in cui il presente appare come «un agente destinato a sparire».