Oskar Kokoschka

Oskar Kokoschka (1886-1980), pittore e drammaturgo, si formò nell’ambiente della Secessione viennese, a diretto contatto con Klimt, che ne influenzò le prime opere e lo rese noto ai Viennesi durante la grande mostra  “Kunstschau” del 1908, considerata un importante tassello nello sviluppo innovativo del Modernismo viennese. L’architetto austriaco Adolf Loos introdusse l’artista negli ambienti letterari, dove frequentò, in particolare, Peter Altenberg e Karl Kraus. In campo letterario Kokoschka si affermò con il dramma Assassino, speranza delle donne (Mörder, Hoffnung der Frauen) che, messo in scena nel 1908, è considerata la prima opera del teatro espressionista. Nei disegni eseguiti tra il 1907 e il 1912 che influenzarono, tra gli altri, Egon Schiele, le figure erano disegnate in maniera delicata e disposte in modo irregolare; talvolta Kokoschka lasciava deliberatamente delle superfici vuote, di modo che l’attenzione dell’osservatore si concentrasse direttamente sulla parte materiale. Nel 1910, Walden, fondatore della rivista d’avanguardia berlinese Der Sturm, convinse il giovane Kokoschka a trasferirsi a Berlino, dove iniziò a curare il Ritratto della settimana, divenendo il primo illustratore della rivista.

Con La sposa nel vento, del 1914, la sua pittura concitata e nervosa, essenzialmente tragica, raggiunse la piena maturità espressiva, che lo collocò in una posizione di rilievo all’interno dell’Espressionismo. Il dipinto era un omaggio ad Alma Mahler, vedova del compositore Gustav Mahler, con la quale Kokoschka aveva avuto una sfortunata relazione amorosa che influenzò la sua vita. Arruolatosi nella I Guerra Mondiale rischiò di morire per una grave ferita riportata sul fronte russo. Trasferitosi a Dresda nel 1916, fu professore all’Accademia di Dresda dal 1920 al 1924. A partire da quegli anni privilegiò, progressivamente, la trattazione di grandi spazi, adottando, nella sua pittura, colori chiari e luminosi. Abbandonato l’insegnamento ed intrapresi una serie di viaggi in Europa, Nord Africa e Asia Minore, intensificò l’attività di incisore e di pittore realizzando ritratti, soggetti mitologici e moltissimi paesaggi raffiguranti località straniere. Continuò a viaggiare per il mondo e sotto la pressione degli avvenimenti politici cambiò due volte nazionalità. Dal 1934 al 1938 visse a Praga, e a Londra nei quindici anni successivi; nel 1953 si stabilì definitivamente in Svizzera.

Devo scrivere la mia biografia.

Che cosa vuol dire biografia? Giocare con le date? Idealizzare? Questo vorrebbe dire scrivere una storia non vera. È impossibile tentare un paragone tra ciò che ci riguarda personalmente e ciò che una signora viziata si aspetta, sul gusto o la filosofia del tempo, dalla storia di una vita. È chiaro.

Per me, che sono direttamente interessato, rimane valido il principio che l’uomo è misura di tutte le cose, come ha detto un antico greco. Dirò volentieri ciò che ho visto: perché sono un uomo che conosce il mondo con gli occhi, non con le orecchie.

Vediamo dunque come è cominciato. Come sono diventato uomo? Perché uomini non si nasce, ma si deve diventarlo di nuovo a ogni istante. Questo, credo, ha detto Herder.

Le mie primissime impressioni infantili furono puramente visuali, cosa che mi sembra significativo. Fissiamo il mondo finché impariamo a capire le meraviglie del creato in termini di luci ed ombre. E anche allora, se non impariamo a discernere oltre che a vedere, possiamo rimanere a lungo nell’oscurità.

Posso mettere insieme solo episodi isolati della mia infanzia; per esempio mi ricordo di essere in un lettino, uno di quei vecchi lettini con le sponde di rete verde. Premevo il naso contro la rete, quando, per le prime volte sentivo arrivare mia madre. Udivo la sua voce, ma non capivo che cosa dicesse, per quanto forte premessi il mio viso contro la rete. Mi sentivo in trappola, incapace di sfuggire a me stesso, e quanto più brancolavo tante più maglie incontravo: gridai, poi aprii gli occhi.

Oggi, dopo ottant’anni, so che fu allora che incominciai a conoscere il mondo circostante – quel mondo dal quale non si sfugge, neppure sbarcando sulla luna.

La conoscenza del mondo consiste nella percezione dello spazio. La scoperta decisiva della mia infanzia è stata la constatazione che la portata degli occhi supera quella delle mani, che solo con gli occhi comprendiamo il mondo. Posso capire benissimo che la rappresentazione della figura umana sia oggi bandita nelle arti figurative, come spesso lo è stata in passato; ogni qualvolta si è spaventati per lo spazio infinito, si chiudono gli occhi.

Il sentimento che si prova per la madre è elementare, intenso e immediato. Dapprima non si vede la madre, la si sente solamente. Si vive di lei, anche quando si ha lasciato il suo corpo, si vive del suo calore, del suo contatto, della sua tenerezza, come del suo latte.

Quando l’uomo nell’era della tecnica trova – uno scarto della civiltà gettato nell’immondezzaio – lo scopo della sua vita solo al posto di lavoro, nella produzione di beni, è comprensibile che i giovani si rivoltino contro le istituzioni e che nella loro alienazione confondano l’amore con il sesso. Ma il sesso non può sostituire l’amore.

Oskar Kokoschka
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