Martial Gueroult

Martial Gueroult (1891-1976) è stato uno dei più influenti storici della filosofia del XX secolo. Docente alla Sorbona, e poi al Collège de France, ha dedicato la sua attenzione in particolare alla filosofia postkantiana (Maimon e Fichte), al razionalismo dei moderni (Descartes, Malebranche, Spinoza, Leibniz), così come all’elaborazione di un originale metodo storiografico. I suoi numerosi commentari hanno costituito senza dubbio un modello di rigore e sono ancora oggi un punto di riferimento imprescindibile per gli studiosi.

Figura quasi mitica, quella di Gueroult, che nella sua epoca ha incarnato il personaggio del metodologo rigoroso, severo e inflessibile, interamente dedito alle necessità della scienza, e a questo titolo sarà evocato spesso con ammirazione nel post-1968 da parte dei protagonisti della più nota French Theory degli anni Settanta e Ottanta, da Deleuze e Foucault, fino a Bourdieu, Althusser, Derrida o Macherey. Basti pensare alle parole foucaultiane dell’introduzione all’Archeologia del sapere (1969), quando l’autore si appella all’insegnamento gueroultiano per sostenere la legittimità di una storia del pensiero che «moltiplichi le fratture e cerchi tutti gli ostacoli della discontinuità», dando voce all’«irruzione degli avvenimenti» in grado di scompaginare il quadro ordinato della Rappresentazione. Per il Foucault dell’epoca si trattava di perseguire una storia archeologica capace di «trasforma[re] i documenti in monumenti» che si fondasse sui concetti di struttura, serie, quadro, evento, e ambisse a ricomprendere lo studio delle «Unità architettoniche dei sistemi, come sono state analizzate da M. Gueroult», in un’analisi rispetto alla quale, diversamente dalla storia tradizionale, «la descrizione delle influenze, delle tradizioni, delle continuità culturali non è pertinente, mentre lo è quella delle coerenze interne, degli assiomi, delle concatenazioni deduttive, delle compatibilità».

Ma è forse Gilles Deleuze ad aver colto ancora più chiaramente l’importanza di questo studioso, dall’opera austera e strettamente delimitata all’ambito universitario della storia della filosofia, nell’elogio che ne fa in occasione dell’uscita del primo tomo di Spinoza, quando riconosce che «Gueroult ha rinnovato la storia della filosofia attraverso un metodo strutturale-genetico da lui elaborato molto prima che lo strutturalismo si imponesse in altri campi», fungendo per molti aspetti da precursore, e che in base a tale metodo «una struttura è definita attraverso un ordine delle ragioni, dove le ragioni sono gli elementi differenziali e generatori del sistema corrispondente, autentici filosofemi che esistono solo nei loro rapporti reciproci». Deleuze enfatizza quindi l’enorme importanza del «bellissimo libro di Gueroult», «sia dal punto di vista dello spinozismo […] sia riguardo al metodo generale» fondato dall’autore.

[Dall’Introduzione di Filippo Domenicali e Andrea Gentili]

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