Martial Gueroult, Storia e tecnologia dei sistemi filosofici

Storia e tecnologia dei sistemi filosofici è il nome della cattedra tenuta da Martial Gueroult al Collège de France e appositamente istituita per il suo magistero. Questo volume raccoglie una serie di saggi e interventi a partire dalla Lezione inaugurale tenuta nel 1951. Per la prima volta il lettore italiano può accedere a un quadro preciso, ma comprensibile, del vasto e ambizioso progetto intellettuale dell’autore. Non si tratta di scritti dedicati a singoli pensatori, ma dei primi tentativi pubblici di esporre la propria originale prospettiva storiografica. D’altra parte, lungo tutto l’arco della sua carriera Gueroult ha lavorato instancabilmente alla formulazione di un metodo storico-filosofico in grado di restituire la struttura complessiva di un pensiero mostrandone dall’interno il piano architettonico. La sua opera è quindi senza dubbio un’impresa di natura archeologica: una ricerca dell’essenziale, del monumento che, sotto gli strati della storia, rimane saldo e incrollabile, ovvero sistema. I saggi che qui presentiamo preludono alla sua grande opera postuma – inedita, ma non incompiuta – che doveva essere dedicata all’elaborazione di una nuova disciplina: la Dianoematica, cioè l’indagine sulle condizioni di possibilità di una storia delle dottrine filosofiche.

Ma perché la filosofia non può separarsi rigorosamente dalla sua storia, mentre le scienze riescono a tenersi al di fuori della loro? Quando si tratta di scienze, la storia verte sulla loro acquisizione, dato che la scienza è considerata come l’insieme delle verità acquisite, fatta astrazione degli sforzi contingenti che ne hanno consentito la conquista; o almeno, comprende solo quello che, nel brancolare della ricerca, conserva il suo interesse per la scienza che si sta facendo. Così la scienza, in quanto corpo di verità stabilite, si trova al di fuori della storia, perché la verità (del teorema matematico, della teoria fisica) in questo caso è in sé intemporale e non storica. Invece la storia della scienza ha un oggetto temporale, cioè l’acquisizione; e ne lascia da parte il frutto, la verità scientifica, oggetto intemporale che, sussistendo al di là degli sforzi successivi di acquisizione, è estraneo alla storia. Verità scientifica e verità storica quindi non si incontrano mai. Perciò il matematico e il fisico non entrano mai in conflitto con la storia della loro specialità. In filosofia invece non c’è, come nelle scienze positive, una verità attualmente data per acquisita che non revochi, per l’insieme delle filosofie del tempo, tutto ciò che contraddice la filosofia di oggi, verità considerata come se esistesse intemporalmente. E non c’è nemmeno un processo della loro acquisizione che sviluppi nel tempo una scienza in crescita, di cui si potrebbero seguire i progressi regolari, qualunque siano le crisi rivoluzionarie. Il passato della filosofia si presenta, in effetti, come una successione di dottrine che si scomunicano a vicenda, senza riuscire a far trionfare le loro pretese a una verità intemporale, universalmente valida e definitivamente acquisita. Ognuna si afferma come se contenesse l’inizio e la fine di ogni speculazione. Così viene meno la distinzione netta tra scienza e acquisizione. Di colpo, le verità, oggetti di scienza, e le verità, oggetti di storia, si collocano sullo stesso piano, l’interesse scientifico e l’interesse storico si intrecciano e si dividono infinitamente. Perciò lo storico della filosofia non può smettere di essere filosofo; le dottrine precedenti, non essendo respinte in un passato trascorso, attraverso la presenza di un corpo costituito di verità acquisite, sussistono di fronte a lui in un eterno presente, come un insieme di sapere filosofico, latente e possibile, offerto alla meditazione, e in cui il filosofo può attingere indefinitamente le sue ispirazioni. Dal canto suo, la filosofia non può, anch’essa, isolarsi dalla sua storia.

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