Jean-François Lyotard

Jean-François Lyotard (1924-1998), filosofo francese post-strutturalista, è conosciuto soprattutto per la sua teoria della postmodernità. Assistente alla Sorbona, professore all’università di Paris-Vincenne, ha insegnato anche in alcuni atenei statunitensi. Sulla linea di Roland Barthes e Jacques Derrida, Lyotard ha scritto una “favola postmoderna”, vera critica del soggetto.

Il problema su cui si esercita la moderna immaginazione politica e filosofica non è: perché c’è dell’ordine o del disordine, ma: in che modo? Ciò ammesso, vi sono almeno due modi per entrare in questo labirinto, uno attraverso l’ordine, l’altro attraverso il disordine. In un precedente libro, Discours, figure, si diceva che è il disordine a far problema. Con l’aiuto di una sorta di teologia negativa si immaginava un principio chiamato il figurale mediante il quale le forme (le organizzazioni, fantasmatiche o no, che filtrano l’energia pulsionale o plastica o linguistica o socioeconomica) vengono sottoposte a incessanti metamorfosi. In modo che la ricerca di una forma prima (trauma iniziale in un certo freudismo, origine dello stato in un certo marxismo) o ultima (tutte le finalità intellegibili) veniva resa impossibile.

In Economia libidinale si entra nel labirinto dall’altro lato: partendo dal disordine ci si chiede come possa derivarne ciò che viene chiamato ordine. Procedimento indubitabilmente ingenuo quanto il precedente. Ma che comporta alcuni spostamenti.

L’impiego di parole come economia, desiderio, etc., prese dal lessico freudiano, può ingenerare confusione: la problematica freudiana è per principio dualista e simili termini assolvono funzioni che solo quel dualismo può loro assegnare. Da qui un totale fraintendimento, se si soppesa il libro con la bilancia psicoanalitica. La stessa osservazione vale mutatis mutandis per una lettura politica marxista.

Perché si è allora insistito nell’utilizzare termini che rinviando ad approcci contrari favorivano i fraintendimenti? In primo luogo perché quello spostamento, mentre il libro si andava facendo, non era chiaro per l’autore quanto lo è stato dopo. Situazione ben nota. Tuttavia si può far appello ad una ragione meno banale: mi sembrava che entrando dal lato del disordine occorresse che la difficoltà della domanda (come può l’ordine generarsi a partire dal disordine?) divenisse percepibile nel linguaggio che la poneva, e che questo linguaggio suscitasse fraintendimenti al modo stesso di quella potenza di disordine che Freud chiamava inconscio. Avevo deciso di assumere, non solo nei temi filosofici o politici, ma nella scrittura stessa, ciò che ha di insopportabile il principio di metamorfosi (paragoniamolo, ad esempio, alla “natura” sadiana come principio di snaturamento) e il misconoscimento con cui lo spirito da esso si difende.

Il discorso del sapere, anche decostruito, mi sembrava dovesse apparire come derivante da questo misconoscimento e da questa difesa. Esso è necessariamente dalla parte dell’ordine. Non potevo avvalermi del genere letterario che esso, fra altri, costituisce né per spiegare né per descrivere il generamento delle forme stabili che era l’oggetto del libro e di cui quel discorso stesso è espressione.

In questo nuovo procedimento il dualismo dell’ordine e del disordine, dei processi primari e dei processi secondari, della ragione e del pathos, doveva quindi subire una eclissi. Il labirinto pareva più inestricabile in quanto non poteva e non doveva essere sorvolato. Per questo cieco partito preso mi avvalsi della teoria-fiction elaborata da Freud nel 1920. In Jenseits des Lustprinzips, il dualismo pulsionale è appena marcato. Il solo tratto differenziale ammesso da Freud fra pulsioni di vita e pulsioni di morte è il ritmo: tutte le pulsioni mirano a sopprimere o a diminuire le tensioni nell’organismo o nell’“apparato psichico”, ma le seconde conducono più rapidamente a questo risultato, mentre le pulsioni di vita lo ritardano.

Ogni sistema organizzato è dunque mosso da un duplice funzionamento e dà luogo ad effetti che possono valere indiscernibilmente come effetti di vita e/o di morte. Nel sistema del capitale, una crisi come quella del 1929 attesta l’esistenza di questi due ritmi, il lento e il rapido, ai quali corrispondono rispettivamente le funzioni di riproduzione e di saccheggio.

Queste sincopi dovute ai cambiamenti o alle sovrapposizioni di ritmo: tale era la risposta che il libro dava al problema del generamento delle forme stabili. Cos’è il capitale? Saccheggio, ma differito. Cose la teoria? La stessa frenesia di parole che troviamo in altre arti del linguaggio, ma sospesa. Ciò che Freud chiamava vita o Eros era dunque frenaggio nella corsa alla morte; e i segni intellegibili che formano sistema contenevano intensità insensate e fugaci.

Non si trattava certo di smascherare l’inibizione come una volgare repressione, né la dissimulazione come una menzogna. L’ordine non è cattivo in sé, né buone le passioni. Esiste anzi una passione d’ordine, un amore per la teoria, un apollinismo intenso, l’investimento violento delle regole. I ritmi lenti non hanno meno fascino di quelli rapidi.

Il libro non conclude, non può concludere. È un grido contro il pensiero e la politica del concetto e della significazione, siano essi di destra o di sinistra. In sé un grido non è più forte di un argomento, né meno forte. Ma è un diverso gioco di linguaggio: implica un referente, un destinatario e un destinatore completamente differenti da quelli di un trattato di filosofia politica. In un’Università italiana ho sentito un giovane ricercatore universitario (che non era italiano) parlare per due ore per dimostrare l’inconsistenza di Economia libidinale, e il suo carattere nefasto: inaccessibile alla pragmatica del grido, come Hegel lo era a quella dell’humour.

Più interessante è vedere se questa scansione (nel senso di scanning) può far nascere un pensiero e una politica che non siano quelle che, da Platone in poi, non cessano di stancarci. E in quale linguaggio, e con quale pragmatica.

Jean-François Lyotard
Jean-François Lyotard
Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.