In Economia libidinale – scritto di rottura di Lyotard che mostra la grande portata critica del suo pensiero – l’affermazione del desiderio si colloca in una prospettiva di emancipazione antropologica e di rigenerazione storico-politica. Una strategia liberatoria del desiderio deve subentrare all’economia capitalistica, tenuto conto dell’incapacità di quest’ultima di inglobare le istanze del desiderio. La superficie libidinale per abolire l’opposizione tradizionale del sapere filosofico – quella tra interno ed esterno – è prima di tutto il corpo, un corpo liberato dai discorsi classici, fuorvianti, sempre idealizzanti e soggettivanti.
La lettura di Economia libidinale produce sul lettore l’impressione di essere sommerso da lava incandescente, una lotta estrema contro la dominazione imperialista delle filosofie del soggetto.
Aprite il cosiddetto corpo e dispiegate tutte le sue superfici: non solo la pelle con ognuna delle sue pieghe, rughe, cicatrici, con i suoi grandi piani vellutati, le unghie, il corno trasparente sotto il tallone, le leggere grinzosità, l’attaccatura delle ciglia, delle palpebre, ma aprite e esponete, mostrate le grandi labbra con la loro sottile trama blu e umida di muco, dilatate il diaframma dello sfintere anale, tagliate longitudinalmente e stendete il nero condotto del retto, poi del colon, poi dell’intestino cieco, ormai banda dalla superficie striata e invasa dalla merda, colle vostre forbici da sarto in procinto di aprire il gambale di un vecchio pantalone, andate, portate alla luce il cosiddetto interno dell’intestino tenue, il digiuno, l’ileo, il duodeno, oppure, dall’altro lato, squarciate la bocca dalle commessure, sollevate la lingua fino alla sua lontana radice e tagliatela, esponete le ali di pipistrello del palato e dei suoi umidi sottosuoli, aprite la trachea e fatene l’ossatura di uno scafo in costruzione; armati di bisturi e delle pinze più affilate smantellate e staccate i fasci e i corpi dell’encefalo; poi disponete tutto il sistema sanguigno intatto su un grande bancone, e il sistema linfatico e i sottili filamenti ossei del polso, della caviglia, smontateli e poneteli di fronte a tutti gli strati del tessuto nervoso che racchiude l’umore acquoso, e al corpo cavernoso della verga; estraete i grandi muscoli, i grandi filetti dorsali e stendeteli come lisci delfini dormienti. Fate il lavoro che compie il sole, o l’erba, quando ne fate un bagno.
E ancora non è tutto. Su queste labbra ci vuole una seconda bocca, una terza, molte altre bocche, una, vulve, capezzoli; e intorno alla pelle dove finiscono le dita, raschiati dalle unghie, ci vogliono forse grandi lembi setosi di pelle presi ai lati interni delle cosce, in fondo alla nuca, oppure, corde di chitarra. E contro il palmo pieno di nervature e spiegazzato come una foglia ingiallita, bisognerà forse mettere dell’argilla, oppure un’impugnatura di legno incrostata di argento, un volante d’auto o la corda di una vela. La lingua e tutte le parti dell’apparato fonatorio, non dimenticando di aggiungervi i suoni di cui è capace, e inoltre tutta quella rete selettiva di suoni che è un sistema fonologico, perché anch’esso appartiene al corpo libidinale, così come i colori che bisognerà aggiungere alla retina, come certa grana all’epidermide, come certi odori dedicati alle pareti nasali, come certe parole e sintassi che si preferiscono alle bocche che le dicono o alle mani che le scrivono. Come si vede, non basta dire come Bellmer che la piega dell’ascella del bimbo sognante col gomito appoggiato al tavolo, il mento nel palmo della mano, può valere per quella dell’inguine o anche per la commessura delle labbra del sesso. La questione del “valere per” non abbiamo nessuna fretta di porla e ancor meno di risolverla. Non è una parte del corpo, di quale corpo? corpo organico, organizzato in base alla sua sopravvivenza a tutto ciò che lo scuote a morte, assicurato contro l’urto e l’emozione; non una parte che viene a sostituirsi ad un’altra, come nel caso di questa ragazzina il grasso delle braccia a quello delle cosce e quella leggera piega a questa fessura più intravagante; non è questo spostamento di parti, riconoscibili nell’economia politica del corpo organico (esso stesso concatenamento di parti distinte e appropriate, queste non andando senza quello) che bisogna inizialmente prendere in considerazione. Un simile spostamento, la cui funzione è di rappresentazione, di vicariato, suppone un’unità corporale sulla quale si inscrive come trasgressione. Non bisogna cominciare dalla trasgressione, si deve andare subito fino in fondo alla crudeltà, fare l’anatomia della perversione polimorfa, dispiegare l’immensa membrana del “corpo” libidinale, che è il contrario di una membratura. Essa è formata dalle testure più eterogenee, ossa, epitelio, fogli per scrivere, arie da far vibrare, acciai, vetrerie, popoli, erbe, tele per dipingere. Tutte queste zone confluiscono in una banda senza rovescio, banda di Moebius, interessante non perché chiusa, ma perché unilatera, pelle moebiana non liscia, ma (è topologicamente possibile?), al contrario, interamente coperta di asperità, cantucci, sinuosità, caverne che al “primo” giro saranno caverne, ma al “secondo” forse saranno gobbe. Ma nessuno sa, né saprà, a quale “giro” siamo, nell’eterno giro. La banda interminabile a geometria variabile (perché niente obbliga un incavo a restare concavità, che inoltre al “secondo giro” sarà necessariamente convessità, almeno nel caso persista) non ha due lati, ma uno solo, e dunque non ha né esterno né interno.