György Ligeti

Compositore ungherese naturalizzato austriaco György Ligeti (1923-2006) è considerato fra le personalità più originali della nuova musica d’avanguardia. Estraneo al razionalismo e al serialismo di gran parte dei suoi coetanei, la sua poetica è caratterizzata da un linguaggio che partendo da ricerche sul timbro si muove per fasce sonore, rielaborando nei suoi studi sulle densità sonore degli strumenti tradizionali le esperienze della musica elettronica. Nell’attività creativa a partire dagli anni Settanta sviluppò l’attitudine a una raffinata e inquieta manipolazione di tutti i parametri del suono.

Quando ha maturato la decisione di diventare compositore? Già durante l’infanzia o nella prima adolescenza?

Sono cresciuto a Cluj senza immaginare che da grande avrei fatto il compositore. A Cluj nessuno aveva certi grilli per la testa. Era una città di provincia, più piccola di Lubecca o di Wiesbaden, ma all’incirca di quell’ordine di grandezza. Con i suoi 130.000 abitanti, Cluj era la città più grande della Transilvania. C’erano un teatro lirico e concerti sinfonici. Cluj era stata a lungo ungherese, poi rumena e quindi di nuovo ungherese. Da bambino volevo fare lo scienziato, influenzato in questo da mio padre. Era una persona incredibilmente retta, un uomo puro dal punto di vista etico e morale, che però non aveva potuto realizzare i suoi obiettivi. Voleva studiare medicina e chimica – all’epoca la biochimica non esisteva ancora – e si era proposto di scoprire che cos’era la vita, nientemeno. Mio padre aveva una bella fantasia.

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.