Giulia Salzano è assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. I suoi principali campi di ricerca sono la Sociologia delle Emozioni e la Sociologia Fenomenologica. Ha condotto ricerche sul mondo del teatro, sulla mobilità giovanile, in particolare sull’esperienza del “ritorno” dopo soggiorni di studio all’estero, e sulle pratiche quotidiane di comunicazione attraverso le app di messaggistica istantanea utilizzando il quadro teorico della sociologia fenomenologica.
Parlare di empatia oggi significa confrontarsi con un paradosso. Da un lato, misurarsi con tale tema implica fare i conti con un concetto estremamente in voga negli ultimi decenni, assecondando una tendenza che ha attraversato in un lasso temporale piuttosto ristretto diversi ambiti del sapere, con il rischio di perdersi nei meandri di un concetto spesso abusato. Dall’altro, riflettere su questo fenomeno vuol dire tornare a ragionare su una questione antica, sintetizzabile nel celebre adagio terenziano del 165 a.C, contenuto nell’Heautontimorumenos (Il punitore di se stesso): «Homo sum, humani nihil a me alienum puto» (sono un essere umano, niente di ciò ch’è umano ritengo a me estraneo). L’empatia disvela un legame intersoggettivo fondamentale, identificando quel fenomeno per cui si è come colpiti da un altro soggetto e dal suo vissuto. Tale affezione è stata spesso associata, e talvolta ridotta, alla capacità di nutrire lo stesso stato emotivo che si percepisce nell’altro, o a un processo di cognitivizzazione di tale coinvolgimento, per il quale l’empatia si tradurrebbe nella formula assai diffusa del “mettersi al posto di”, immaginando come ci si senta, o più specificamente come si senta l’altro individuo, nella situazione che si osserva.
Forma di connessione emotiva o strumento cognitivo, a ogni modo, l’empatia dà prova di un ineludibile legame con l’alterità. Una relazione originaria e fondamentale che scaturisce da quella impossibilità di reputarsi del tutto estranee/i al vissuto altrui, di non lasciarsi colpire dalla sua percezione. L’empatia, non a caso, evoca un patire (em-patia), un’affezione, la quale può, tuttavia, assumere fisionomie diverse: quella di un interesse nei confronti dell’altro – orientando verso pratiche solidali o, viceversa,verso interazioni antagonistiche – o di una partecipazione emotiva al vissuto altrui – conducendo verso la costituzione di una prospettiva plurale e attività di cooperazione – o ancora quello dell’indifferenza, lasciando cadere nel vuoto questa richiesta di attivazione innescata dalla presenza dell’altro.