Giulia Salzano, Sociologia dell’empatia. Analisi critica e prospettive di indagine su un fenomeno sociale

L’empatia è un fenomeno prosociale? Come influisce sul vasto panorama delle relazioni intersoggettive? Quali sono i fattori che ne determinano le forme di attivazione e modulazione all’interno delle interazioni sociali?
Questo libro affronta uno dei concetti più discussi e più ambigui della contemporaneità, con l’obiettivo di inquadrarlo da una prospettiva sociologica. Attraverso il confronto con la vasta e letteratura sviluppata negli ultimi decenni – nell’ambito della filosofia, della psicologia e dell’estetica – il testo mette in luce la complessità dell’esperienza empatica, interrogandone le dinamiche sottese e le configurazioni che assume nel tessuto sociale.
A partire dalle riflessioni fenomenologiche sul tema della percezione dell’altro, passando per l’analisi delle risorse offerte dalla sociologia delle emozioni, il libro mostra il legame a doppio filo che lega l’empatia alla realtà sociale. Se da un lato, l’esperienza dell’altro inaugura scenari di interazione e contribuisce alla genesi dei legami sociali, dall’altro i processi di socializzazione, i ruoli sociali, i rapporti di forza incidono sulle disposizioni empatiche.
Ne deriva la proposta di sviluppare una vera e propria sociologia dell’empatia, in cui il concetto non rappresenta soltanto un’importante questione epistemologica e metodologica ma un fenomeno da indagare nelle sue implicazioni sociali. Il volume offre così strumenti teorici e concettuali per indagare criticamente confini e potenzialità delle disposizioni empatiche del nostro tempo.

Negli ultimi decenni si è affermato un nuovo paradigma epistemologico nell’ambito delle scienze sociali e sociologiche, nato dal riconoscimento dei limiti del modello tradizionale, imperniato sul primato della razionalità. Alla luce del cosiddetto emotional turn, avvenuto a partire dalla seconda metà del secolo scorso, è andata via via delineandosi una maggiore attenzione nei confronti dei processi di riabilitazione e valorizzazione della dimensione affettiva, promuovendo il modello dell’individuo senziente (homo sentiens), emozionale quale base per gli studi del sociale. Tale mutamento non intende però scalzare il primato dell‘homo oeconomicus, andando a sostituirlo con quello del soggetto emotivo, quanto piuttosto assumere un punto di vista più accorto ai modi di articolazione, co-implicazione e sovrapposizione della dimensione razionale con quella emotiva. In quest’ottica si è mostrato utile mantenere analiticamente distinte le due componenti per ragioni di funzionalità operativa, senza però imbattersi in logiche dualistiche o sopperire all’ansia d’inserire le due realtà in un ordine gerarchico.

Alla luce di tali considerazioni il presente lavoro intende porsi in continuità rispetto alla prospettiva di analisi offerta dalla sociologia delle emozioni, volta a portare a chiarificazione e indagare il legame a doppio filo che la dimensione sociale intesse con quella affettiva, focalizzandosi su un fenomeno in particolare: quello dell’empatia. Tale obiettivo non è orientato ad ampliare gli studi che propongono un’analisi in chiave sociologica di specifiche manifestazioni della nostra vita emotiva, andando a inserire una nuova voce all’enciclopedia sociologica delle emozioni. La natura stessa dell’empatia non permetterebbe una tale operazione. Essa, infatti, non è da identificare con un sentimento puntuale, contingente, caratterizzato dalla propria durata, intensità, direzione, attivazione e manifestazione fisiologica, come avviene per altre dimensioni affettive sussumibili entro tale modello e dunque riconoscibili come vere e proprie “emozioni”. L’empatia rappresenta una componente sui generis, del nostro essere “esseri senzienti”, configurandosi come una modalità del sentire, piuttosto che una sua precisa forma, una sorta di sesto senso che si colloca a metà strada tra una pratica, che può essere coscientemente esercitata, e un fenomeno che ci affetta, ci coinvolge, ci accade.

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