Giovanni Leghissa

Giovanni Leghissa (Trieste 1964) è professore associato presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’educazione dell’Università di Torino. È redattore di “aut aut” e direttore della rivista online di filosofia “Philosophy Kitchen”. Tra le sue pubblicazioni: Per la critica della ragione europea. Riflessioni sulla spiritualità illuminista (2019), The Origins of Neoliberalism (con G. Becchio, London 2016), Postumani per scelta. Verso un’ecosofia dei collettivi (Milano 2015), Neoliberalismo. Un’introduzione critica (Milano 2012).

Edmund Husserl, nell’Appendice XXI posta nel sesto volume dell’Husserliana, scrive che non ha molto senso, per il fenomenologo, occuparsi dell’inconscio. Prima si dovrebbe sapere bene che cos’è la coscienza, solo poi, eventualmente, si può ipotizzare che vi sia posto per un sapere che metta a tema la rilevanza dell’inconscio. È vero che la coscienza di cui Husserl si è sempre occupato è quella di un soggetto trascendentale che deve dar conto di come sia possibile descrivere il decorso di ogni esperienza possibile – un soggetto, cioè, che ha come unico compito quello di fissare il polo verso cui si dirige la datità degli oggetti possibili. Il soggetto trascendentale husserliano, insomma, sembra avere le fattezze di un personaggio concettuale, nel senso che ha quest’espressione per Deleuze e Guattari, e assomiglia assai poco a un qualunque soggetto in carne ed ossa – tanto più che abita in quel mondo inesistente che è la Lebenswelt, la quale, a sua volta, non può coincidere con il mondo ambiente abitato dai viventi. Tuttavia, l’intera argomentazione svolta nella Krisis, a cui si connette il testo citato, porta alle estreme conseguenze un paradosso che, in fondo, si annuncia entro il tessuto della fenomenologia sin da quando Husserl iniziò ad analizzare la coscienza a partire dalla temporalità costituente, ovvero il paradosso secondo cui il soggetto trascendentale e il soggetto empirico sono lo stesso. Cominciando con le analisi del presente vivente – un presente mai stabile, fissabile una volta per tutte, preso in quel perenne movimento oscillatorio che è l’intrecciarsi di protensioni e ritenzioni – e passando per la tematizzazione del precategoriale e delle sintesi passive, Husserl giunge, a mano a mano che procede nel suo cammino di pensiero, a porre in stretta relazione intersoggettività e costituzione del mondo. E nel far ciò, incrocia inevitabilmente la funzione fondante della corporeità, la quale, una volta posta dinanzi allo sguardo del fenomenologo, non può non intaccare, fino a farla sparire, la purezza del soggetto trascendentale.

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