Felice Maria Tartaglione è docente di ruolo di Filosofia e Storia presso il Liceo Meucci di Aprilia (LT). Ha conseguito la laurea in Filosofia presso l’Università di Napoli “Federico II” con tesi sulla “natura divina” del linguaggio in Hegel. Nel 2021 è stato borsista presso l’Istituto Italiano di Studi Filosofici di Napoli.
La logica modale tradizionale ha come punto di partenza la possibilità poiché, in quanto logica, parte dal punto di vista del pensiero, dal principio d’identità, lasciando fuori la realtà, Hegel, al contrario, situando la dialettica della modalità all’interno della sezione sulla Wirklichkeit, applica un’inversione e inizia proprio dalla concezione formale di quest’ultima categoria: «La realtà [Wirklichkeit] è formale, in quanto come prima realtà è realtà soltanto immediata, irriflessa [unreflektierte], epperò è solo questa determinazione di forma, ma non come totalità della forma».
Un’attenzione particolare è da dedicarsi al termine “irriflessa”, il quale rimanda certamente a tutta la struttura dialettica della riflessione caratterizzante l’intera Wesenslogik. La realtà soltanto formale, infatti, è tale se non è ancora realtà posta dalla riflessione come pensiero, bensì realtà che si dà alla riflessione in modo esteriore, nonché immediato. Considerata come tale, essa risulta immediatamente essere la mera possibilità. Quest’ultima segna la differenza della Wirklichkeit dai precedenti momenti dell’essere e dell’esistenza (Existenz) giacché essa è manifestazione, cioè «una immediata unità di forma dell’interno e dell’esterno». L’essere in sé della Wirklichkeit è la sua riflessione, ossia la sua possibilità, dunque, essendo considerata come immediatezza, essa è immediatamente ciò che è in sé, ovvero esattamente quella stessa possibilità. Tale unità immediata appena descritta sancisce la relazione tra il pensiero e il suo oggetto, che è definito come il pensabile, ciò che è in accordo con il principio logico d’identità.
La possibilità in quanto possibilità formale è la possibilità vista dal punto di vista soltanto logico, la quale viene declinata in ultima istanza come identità con sé stessa: è possibile tutto ciò che non si contraddice A=A; viene affermato, inoltre, che tutto ciò che è reale è possibile. Qui si apre la discussione hegeliana sulla modalità formale. Hegel pone all’inizio la realtà ma afferma che questa «contiene immediatamente l’essere in sé ovvero la possibilità. Quello che è reale, è possibile». La possibilità definita come principio d’identità si sdoppia. Dire che ciò che è reale è ciò che non si contraddice è negare la realtà stessa del suo contenuto rendendola, così, una vuota tautologia, che, nel momento in cui la si va a definire, rivela sempre il suo lato negativo (omnis determinatio est negatio) in relazione al suo altro, ovvero alla Wirklichkeit. La possibilità è solo possibile, non reale, potrebbe esserlo, ma potrebbe anche non esserlo (potrebbe essere così, ma potrebbe anche essere altrimenti). Secondo il contenuto si può affermare che «la possibilità è quindi il lei stessa anche la contraddizione, ossia è l’impossibilità»: la possibilità ha in sé la contraddizione, ovvero, secondo la già citata definizione di Wolff, l’impossibilità.