Emil Ludwig Fackenheim è nato a Halle il 22 giugno 1916 e ordinato rabbino nel 1939. Dopo gli studi liceali si è trasferito a Berlino per studiare con Leo Baeck alla Hochschule für die Wissenschaft des Judentums. È sopravvissuto allo sterminio nazista emigrando in Canada, dove ha insegnato filosofia alla Università di Toronto fino al 1986, anno in cui si trasferisce con la famiglia a Gerusalemme e dove muore il 19 settembre 2003. Dopo una serie di studi dedicati alla filosofia classica tedesca, soprattutto Hegel, dal 1967 si è interessato agli aspetti etici, filosofici e teologici della Shoah. Tra le sue opere: Encounters Between Judaism and Modern Philosophy: a Preface to Future Jewish Thought (1973), The Jewish Return into History: Reflections in the Age of Auschwitz and a New Jerusalem (1978), The Jewish Bible After the Holocaust (1991). Tradotti in italiano: La presenza di Dio nella storia (1977), Tiqqun – Riparare il mondo. I fondamenti del pensiero ebraico dopo la Shoah (2010), Un epitaffio per l’ebraismo tedesco. Da Halle a Gerusalemme(2010).
La politica ebraica del Terzo Reich conobbe due fasi principali. La prima, iniziata nel 1933 fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale, può essere descritta come la fase di St. Louis. Era una nave passeggeri tedesca partita verso Cuba nel marzo del 1939 con a bordo circa novecento rifugiati ebrei tedeschi e austriaci, fuggiti temendo di perdere la vita. All’arrivo, una volta negato loro l’accesso e dichiarati non validi i loro visti, i rifugiati cercarono un posto sicuro da un’altra parte – ovunque – e le organizzazioni che agivano per loro, telefonarono e telegrafarono su e giù nella costa atlantica, invano. Infine la nave fu costretta a tornare indietro e il capitano, l’unico eroe in una storia altrimenti troppo oscura, diede l’ordine di navigare più lentamente possibile, nella speranza che qualcuno, da qualche parte, avrebbe potuto prendere i suoi passeggeri sfortunati. Scelse di provocare una collisione della nave contro uno scoglio, piuttosto che permettere a questi rifugiati di rientrare in Germania, incontro ai campi di concentramento e alla morte. Alla fine alcuni paesi europei li strapparono al pericolo, ognuno di loro prese un certo numero di rifugiati. E, quando qualche mese dopo la Germania invase l’Olanda, il Belgio e la Francia, la maggior parte degli sfortunati che si trovavano nel Continente, e non nelle Isole britanniche, furono catturati e uccisi.
Questa fu la prima fase della politica ebraica nazista. La seconda, naturalmente, fu Auschwitz. Questo simbolo di orrore insopportabile, diventato universale, ha la sua controparte non simbolica e letterale in una vasta rete, suddivisa attentamente, di fabbriche di degrado, tortura e morte nella quale gli esseri umani degradati, torturati e assassinati non erano mezzi destinati a un fine o sottoprodotti nella manifattura di qualche articolo necessitato più urgentemente, come le uniformi prodotte dal laboratorio di schiavi o l’oro dei denti ebrei. Le vittime umane stesse erano il prodotto e la maggior parte di loro erano ebrei. (Come ha detto Elie Wiesel, non tutte le vittime erano ebraica, ma tutti gli ebrei erano vittime). Il fine in se stesso era lo svilimento degli ebrei. Così fu tortura. Cosi, alla fine, ci fu lo “sterminio”. E, mentre i treni marciavano e le fabbriche della morte operavano, nessuno provò a rallentare se non fermare il processo bombardando le linee ferroviarie o le stesse camere a gas. Non gli inglesi. Non gli americani. Non i canadesi. Non i russi.
Inizialmente si pensò che nessuno sapesse. Ma si sapeva abbastanza. Allora si credé che il bombardamento ad opera dei potenziali difensori fosse tecnicamente impraticabile. Ma una fabbrica a poche miglia da Auschwitz fu bombardata. In tutta la storia umana mai nessun popolo fu radicalmente errante come gli ebrei sotto il nazismo nella sua prima fase politica; in tutta la storia umana mai nessun popolo fu così radicalmente abbandonato come nella sua seconda fase.
Il terzo Reich resistette dal 30 gennaio 1933 al 15 aprile 1945. Lo Stato di Israele fu proclamato il 14 maggio 1948. Una decade non è molto nella storia ebraica; nella storia mondiale difficilmente conta. Arriviamo ad un esperimento di immaginazione storica. Facciamo un cambio di date di poco meno di una decade; facciamo slittare il 14 maggio del 1948 al marzo del 1939. Nel mondo si diffonde la notizia della proclamazione dello Stato ebraico in Palestina. La notizia raggiunge la St. Louis in mezzo alle acque dell’Atlantico. Avendo costretto i motori della nave a fare avanzare il mezzo più lentamente possibile, il capitano dà in quel momento ordine di “andare avanti a tutto vapore” e, non c’è bisogno di aggiungere, di cambiare la rotta. L’angoscia si trasforma in improvvisa contentezza, i suoi passeggeri iniziano a danzare e ballare e non smettono di farlo fino al raggiungimento delle coste di Netanya e Naharia, dove migliaia di ebrei, felici e commossi, li aspettano.