Claudio D’Aurizio è ricercatore (RTT) presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria. Membro della SIFiT, Segretario di redazione de L’inconscio. Rivista Italiana di Filosofia e Psicoanalisi, si occupa prevalentemente di filosofia moderna e contemporanea, con particolare riguardo alle sue intersezioni con altre discipline come la letteratura e la psicoanalisi. Ha tradotto in italiano diversi testi, tra cui i corsi di Gilles Deleuze, Sulla pittura (Torino 2024) e Spinoza (Torino 2025). È autore di due monografie, Una filosofia della piega. Saggio su Gilles Deleuze (Milano 2024) e Il linguaggio muto. Un percorso di filosofia della letteratura (Milano 2024).
Considerando il pensiero di Deleuze nel suo insieme, non è difficile accorgersi di quanto la vocazione alla lotta, alla battaglia e all’agonismo costituiscano per esso la cifra di ogni autentico pensiero filosofico. Egli ripete spesso, infatti, che attraverso i propri concetti e i propri principi i filosofi lancino delle vere e proprie grida di battaglia: l’immanenza in Spinoza, il principio di ragion sufficiente in Leibniz, e così via. Senz’altro questa propensione allo scontro e alla battaglia costituisce, a sua volta, una delle grida filosofiche più distinte e caratteristiche del pensiero deleuziano. Ma, come ogni autentico grido di battaglia, essa è anche uno dei compiti e delle ingiunzioni che quest’ultimo consegna e rivolge ai propri lettori. Echeggiando l’invito nietzschiano all’uso del martello, Deleuze ha sempre rivendicato e invocato la dimensione della lotta su più piani: lotta, innanzitutto, contro i nemici dal punto di vista teorico (autori, scuole, correnti, principi, concetti, concezioni); lotta contro il buon senso comune e con l’immagine del pensiero che ci propone; lotta contro i poteri, contro il sistema dell’informazione e della comunicazione, con i suoi cliché e le sue parole d’ordine; lotta persino contro se stessi, contro le forze reattive che ci abitano e che sono sempre sul punto di soggiogarci. È per questo motivo che uno dei propositi esplicitamente rivendicati da Deleuze e Guattari consiste esattamente nel «far del pensiero una macchina da guerra».