Deleuze in Italia, Andrea Colombo, Claudio D’Aurizio (cur.)

A cent’anni dalla nascita di Gilles Deleuze e a trent’anni dalla sua scomparsa, questo volume propone una ricognizione delle principali linee di ricerca che hanno animato e continuano ad animare la ricezione del suo pensiero in Italia. Attraverso i contributi di alcune tra le più autorevoli studiose e i più autorevoli studiosi contemporanei, emerge il profilo di una tradizione interpretativa originale, sufficientemente riconoscibile da autorizzare l’ipotesi dell’esistenza di una vera e propria scuola italiana di Deleuze. Pur nella varietà degli approcci qui raccolti, affiora infatti una comune attenzione per la dimensione propriamente filosofica della sua opera, per il ruolo della costruzione concettuale, del virtuale e della problematizzazione trascendentale. Lontano dalle letture che riducono Deleuze a un insieme di strumenti operativi o a un semplice teorico dell’immanenza, questo volume ne ribadisce la centralità storico-filosofica e lo restituisce come un filosofo nel senso forte e classico del termine, il cui pensiero continua a costituire un terreno privilegiato di ricerca e di elaborazione teorica. I saggi qui raccolti offrono così uno spaccato significativo delle forme attraverso cui l’opera deleuziana viene oggi interpretata e sviluppata nel panorama filosofico italiano.

Saggi di: Daniela Angelucci, Simone Aurora, Sara Baranzoni, Alessandra Campo, Damiano Cantone, Felice Cimatti, Giovanna Citti, Andrea Colombo, Claudio D’Aurizio, Manuel DeLanda, Filippo Domenicali, Ubaldo Fadini, Paolo Godani, Emilia Marra, Andrea Le Moli, Alessandro Montefameglio, Francesca Perotto, Gaetano Rametta, Rocco Ronchi, Alessandro Sarti, Paolo Vignola

Nel momento in cui consegniamo alle stampe il volume che il lettore stringe tra le mani, il centenario dalla nascita di Gilles Deleuze, nonché il trentennale dalla sua scomparsa, si è appena concluso e le iniziative editoriali, seminariali, congressuali in occasione di questa duplice ricorrenza sono state numerose, in Italia, in Francia e nel resto del mondo. Il compimento di questo “secolo deleuziano”, con tutte le possibili sfaccettature e allusioni attribuibili a questa espressione, ha spinto studiose e studiosi in tutto il mondo a confrontarsi ancora, e ancora una volta, con i concetti e le logiche del pensiero di Deleuze, a fare un bilancio, del tutto provvisorio, della sua vitalità e della sua eredità. Ciò in un contesto storico e geografico all’interno del quale sarebbe riduttivo, se non addirittura scorretto, sostenere che le analisi di Deleuze (e Guattari) sulla proliferazione di fascismi e di microfascismi si limitano a suonare sinistramente “attuali”, dacché sembrano piuttosto descrivere con spaventosa accuratezza le dinamiche sociali e politiche della produzione desiderante all’interno dell’assiomatica capitalistica mondiale.

Facendo il verso a un celebre passaggio contenuto in Differenza e ripetizione (1968), il titolo di questa introduzione allude all’operazione teorica e teoretica nella quale abbiamo scelto d’inscrivere il nostro contributo a tale centenario, provando a dipingere uno dei possibili ritratti concettuali di un Deleuze filosoficamente italiano, a contatto con i problemi e gli indirizzi teorici oggi maggioritari nella filosofia italiana. Abbiamo voluto, infatti, sondare il suo impatto sul pensiero italiano contemporaneo, interrogando noi stessi e interpellando alcune e alcuni fra le studiose e gli studiosi che nel corso degli ultimi anni si sono maggiormente contraddistinti per l’uso e l’interpretazione che hanno proposto del suo pensiero, secondo direzioni disparate e talvolta anche opposte fra loro, ma tutte contrassegnate dalla volontà di fare filosofia e di creare attraverso la sua straordinaria ricchezza concettuale. Deleuze in Italia, dunque, perché si tratta di un volume che intende restituire alcune delle molteplici prospettive che sono sbocciate in Italia a contatto con i suoi concetti e con le sue logiche. Ma anche perché non è difficile osservare come la sua filosofia abbia trovato in Italia un luogo particolarmente fertile per il suo sviluppo ulteriore, tanto da indurci ad affermare senza timori di smentita che esiste oggi qualcosa che è lecito chiamare una interpretazione italiana di Deleuze. Questa interpretazione, lungi dal configurarsi come una scuola o come una tradizione omogenea, si caratterizza piuttosto per una costellazione di problemi e di scelte teoriche che attraversano molti dei contributi qui raccolti. Una costellazione che non si è formata in modo sporadico o isolato, ma che si è progressivamente strutturata nel tempo attraverso un insieme articolato di sedi di ricerca, gruppi di studio, scuole di dottorato e università distribuite sull’intero territorio nazionale, all’interno delle quali il pensiero di Deleuze è stato assunto come oggetto di studio sistematico e come interlocutore teorico di primo piano. È in questo contesto plurale e non centralizzato che si è sviluppato un confronto continuo e stratificato con la sua opera, capace di intrecciare ricerca storica e lavoro concettuale, esegesi dei testi e sperimentazione teorica, contribuendo a rendere la presenza di Deleuze nel panorama filosofico italiano non episodica, ma strutturale e duratura.

[dall’Introduzione di Andrea Colombo e Claudio D’Aurizio]

Appuntamenti
Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.