Anna Guerini

Anna Guerini è assegnista di ricerca all’Università di Bologna, presso la quale ha svolto anche il dottorato, dopo aver conseguito la laurea in filosofia all’Università di Padova. Il suo lavoro di ricerca, guidato dalla prospettiva storico-concettuale, si focalizza principalmente sul legame genetico tra patriarcato, democrazia moderna e rapporto di capitale, con particolare riferimento all’Ottocento. Ha pubblicato articoli dedicati a questi temi su riviste scientifiche, italiane e internazionali.

Muovendo dal point de départ americano, Tocqueville e Beaumont tratteggiano una femminilità coerente con le dinamiche dello stato sociale democratico. Tuttavia, il nesso tra donne e ordine – e lo scarto tra i due autori –, emerge pienamente quando si guarda all’ordine gerarchico tra nere e bianche e alla relativa attribuzione di specifiche funzioni sociali. Gli autori, infatti, identificano «due codici di sessualità molto diversi ma interdipendenti», a cui corrispondono «definizioni opposte di maternità e femminilità […] che si fondono nelle figure della schiava e della padrona». Indagando la femminilità delle prime, Tocqueville trova una conferma del ruolo della donna, che diventa strumento di ricomposizione dello scontro tra razze, mentre Beaumont giunge al cuore della sua critica al legame tra democrazia e industria. L’obiettivo di questo capitolo è esplicitare la funzione di questi codici contrapposti nel governo della tensione razziale, e delle donne quali vettori della trasformazione ordinata o disordinata della società. Si tratta, quindi, di specificare il ruolo della donna nera e del matrimonio interraziale nel contenimento delle tensioni razziali, rintracciando allo stesso tempo i canoni della femminilità – quella bianca di Tocqueville e quella eccezionale di Marie per Beaumont – in grado di educare ad una libertà contrapposta a quella espressa dall’azione politica di donne e uomini neri. Se i principali riferimenti testuali rimangono la Democrazia e Marie, altrettanto significative sono le conversazioni con il piantatore e avvocato James Brown, il console francese Guillemin e l’ex ambasciatore Joel Poinsett, riportate nei Cahiers. Da queste conversazioni emerge, infatti, che la definizione di donna è l’esito di un processo di perimetrazione razziale per mezzo del quale si discutono le possibilità di convivenza tra bianchi e neri e il ruolo di affrancati e mulâtres nel definirne i termini.

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