Marta Petreu

Marta Petreu, scrittrice, docente di Storia della Filosofia Romena presso l’Università Babeş-Bolyai di Cluj, si è formata nell’ambiente intellettuale del movimento letterario Echinox di Cluj. È caporedattore della rivista «Apostrof». È autrice di numerosissimi volumi e saggi sulla filosofia e la cultura romena, tra cui: I giochi del manierismo logico (1995), Ionesco nel paese del padre (2001), La filosofia di Caragiale (2003), Filosofie parallele (2005), Sulle malattie dei filosofi. Cioran (2008), Il diavolo e il suo apprendista: Nae Ionescu – Mihail Sebastian (2009), L’Apocalisse secondo Marta (tr. it. 2016). Molti dei suoi lavori sono stati tradotti in francese, inglese, italiano, ungherese e serbo.

Nel 1936 Cioran pubblica il suo terzo libro: La Trasfigurazione della Romania. Questo volume occupa un posto a parte nel complesso della produzione cioraniana. In primo luogo, è l’unica opera sistematica del filosofo. In secondo luogo, ha un carattere unico per il tema che affronta: è infatti dedicata alla questione, molto discussa all’epoca, della romenità. Inoltre, il modo in cui Cioran esamina questo tema ossessivo della cultura romena fa sì che La Trasfigurazione della Romania riassuma in sé la sua visione della cultura, della storia e della politica. Si può dire dunque che il libro rappresenti la filosofia della storia, la filosofia della cultura e la filosofia politica di Cioran, tutte cristallizzate attorno a un doloroso (per l’autore) studio del “caso Romania”.

A causa dei suoi contenuti, La Trasfigurazione della Romania è stato per l’autore, fino alla fine della sua vita, una sorta di grande incubo. Ritengo che Cioran abbia rimpianto il fatto di averlo scritto.

Questo libro e gli articoli politici pubblicati da Cioran sulla stampa interbellica sono, agli occhi di un occidentale, il segreto riprovevole della sua biografia e della sua opera; e per lo stesso Cioran essi sono il punto debole del suo passato romeno. Per la cultura romena, invece, questo libro è una realtà scomoda, fuorviante: i romeni lo vedono piuttosto come un pretesto utilizzato dagli occidentali per mettere in discussione il valore di Cioran, e non come un motivo per affrontare e per chiarire a se stessi il significato, il valore, il contenuto e l’eventuale attualità o inattualità dell’opera.

«Lo scrittore che ha combinato dei guai da giovane, agli esordi, è come una donna dal passato indecente (un certain passé). Gli verrà sempre rimproverato», scrive Cioran nel 1979, in una lettera inviata al fratello.

E nel 1981 scrive a Nicolae Tertulian, uno dei suoi esegeti, di aver “reagito” di fronte all’aspetto politico della sua epoca romena «come una donna che ha un certo passato… / comme une femme qui a un passé».

A partire dal 1945, la corrispondenza con la sua famiglia e con gli amici romeni dimostra quanto il filosofo si sentisse insoddisfatto e minacciato ogni qual volta qualcuno riaprisse il capitolo – per lui definitivamente chiuso e superato – del suo passato romeno. Durante il periodo trascorso in Francia, Cioran fu terrorizzato dall’apparizione di alcuni frammenti politici risalenti a quel periodo. La domanda che pertanto ci poniamo è la seguente: quale sarebbe il “passato scabroso” che dovremmo rimproverare per sempre a Cioran? La risposta si trova in primo luogo ne La Trasfigurazione della Romania e, in secondo luogo, nei vari articoli pubblicati da Cioran sulla stampa romena tra 1931 e il 1941, articoli che esprimono esplicitamente le convinzioni politiche del giovane filosofo.

Appuntamenti
Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.