Vittorio Martone

Vittorio Martone, professore associato di Sociologia dell’ambiente presso il Dipartimento di Culture, Politica, Società dell’Università di Torino, dove insegna Sociologia dell’Ambiente, Territorio, ecologia e politica e Urban Political Ecology. Tra le recenti pubblicazioni: Un’ecologia politica della transizione ecologica. Democrazia dei dati e monitoraggio civico del PNRR, «Sociologia Urbana e Rurale» (2023), Le “nature urbane” come arena di conflitto. Le mobilitazioni della Resistenza Verde a Torino, «Culture della Sostenibilità» (2024); Rifiuti, economia e società. Crimini, danni e vittime ambientali nell’era degli scarti, «Ecomafie. Crimine organizzato, business e ambiente» (2024).

L’avvelenamento da Pfas che ha colpito un vasto territorio veneto a cavallo delle province di Vicenza, Verona e Padova, circa 350 mila persone che vi risiedono, una falda acquifera estesa come il lago di Garda e circa 500 ex lavoratrici e lavoratori dell’azienda di Trissino, in provincia di Vicenza, responsabile dell’inquinamento, è l’emblema del malsano rapporto tra lavoro, ambiente e salute che ha spesso caratterizzato lo sviluppo industriale nel nostro paese.

L’azienda chimica Miteni, di proprietà dello storico gruppo tessile Marzotto S.p.A., nasce nel 1965 con il nome Rimar. Si producono prodotti chimici performanti – composti Pfas – ed altri prodotti utilizzati per l’agricoltura. Nel 1985 la Enichem acquista il 51% della Rimar e nel 1988, quando la Mitsubishi acquista la quota di Marzotto, nasce Miteni.

Solo dal 2000, quando la produzione di Pfoa – il Pfas di vecchia generazione più noto, giù più volte citato – viene molto incrementata, iniziano le analisi periodiche del sangue di una parte dei lavoratori, su iniziativa del medico competente. Lo stesso che in assemblea rassicura gli operai sostenendo che i Pfas sono sostanze inerti che al massimo potevano causare un aumento della colesterolemia.

Nel 2009 la Miteni viene ceduta, al prezzo simbolico di 1 euro, alla Icig (Internatinal Chemical Investors), multinazionale con sede legale in Lussemburgo. Quando tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 l’opinione pubblica comincia a sentir parlare di queste sostanze, che oggi sappiamo essere nocive per l’ambiente e per la salute in quanto persistenti e bioaccumulabili, la Cgil e la Filctem – la categoria della Cgil che organizza e rappresenta anche le lavoratrici ed i lavoratori del settore chimico e farmaceutico – di Vicenza e del Veneto scelgono di non rimanere indifferenti e di agire su due direttrici di fondo: cercare di coniugare tutela del lavoro, tutela dell’ambiente e tutela della salute, e muoversi collaborando con la rete di associazioni e forze politiche sensibili al tema e attive sul territorio.

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