Il soggetto sessuale è una categoria emersa dalle ricerche di Michel Foucault, ma già presente nei testi di Simone de Beauvoir. Il nucleo concettuale, da cui si dipanano i vari tipi di esperienza menzionati dagli autori, consiste in una transizione, la cui chiave di volta è normativa. In linea generale, essa nasce in una condizione di assoggettamento rispetto a una norma, o in seno a istituzioni coercitive, per sfociare in una situazione di emancipazione. Ne nasce un approccio che identifica nella verità, nel piacere e nelle relazioni umane differenti agenti di soggettivazione.
Oltre al versante filosofico, il saggio presenta vari sondaggi nell’ambito della psicoanalisi, interloquendo con alcuni tra i suoi interpreti principali, tra cui Sigmund Freud, Jacques Lacan e Melanie Klein. Rimanendo nel medesimo solco disciplinare, spicca lo studio sul volto decostruito della psicoanalisi, che si rende visibile nei lavori di René Major. Da questo confronto emerge un quadro teorico in cui il soggetto, anziché confrontarsi con un rito di passaggio, è chiamato a fare i conti con i temi del raddoppiamento e della différance.
Che la sessualità abbia assunto tratti opachi, e per varie ragioni indecifrabili, sembra un fatto assodato ormai da tempo. Non è possibile sintetizzare in un’unica formulazione la quantità e l’eterogeneità di domande che la attraversano. Un punto di partenza possibile per procedere a un’indagine organica è che le categorie esplicative classiche che riguardano la sessualità, oltre a essere insufficienti per descrivere fenomeni più attuali, paiono addirittura dannose, portatrici sia di insufficienza epistemologica, sia di violenza simbolica. Lo scenario attuale somiglia a una di quelle situazioni in cui si vuole forzare una grande taglia a entrare in una piccola. Il problema però è molto più sottile. Non si tratta né di una mera questione sessuometrica, né meramente descrittiva, né strettamente normativa. Certamente, occorre fare i conti anche con tutte queste questioni. Sembra tuttavia che la vera novità risieda in un altrove che può essere scorto solo mediante una conversione dello sguardo. Non sempre si dispone infatti della prospettiva migliore per dare una risposta precisa a domande come: chi sei? cosa senti? cosa vuoi? Per quanto possano sembrare semplici o banali, sono divenute domande che ormai non possono più essere date per scontate, dal momento che ancor meno scontata è la questione del rapporto che lega l’Io che si fa la domanda al corpo che, in teoria, contiene la risposta.
Da questo primo e semplice esempio emerge già una tentazione. Si attribuisce ad alcune manifestazioni della sessualità una sorta di statuto d’eccezione. Perché tentazione? Perché si corre il rischio di riflettere sistematicamente a partire da una tradizione, da un canone, da una linea di demarcazione già decisa. Su questo punto si apre un dibattito sconfinato, sostenuto da rigidità inutili, situate sul lato di chi segue un certo tipo di tradizione, e da incertezze profonde, date invece dalla mancanza di unitarietà di punti di riferimento. Quanto radicali possiamo e dobbiamo essere nell’osservare la sessualità con uno sguardo rinnovato? Inutile dire che le risposte a questa domanda sono molteplici. Il punto è che bisogna anche essere concreti e guardare alla realtà per quello che è e che può offrire. In una primissima istanza, il problema di fondo non è di sfoderare concetti innovativi, ma trovare la persona, la comunità, il contesto a cui poter affidare quello che ci si porta dentro, con il linguaggio di cui si dispone, anche se imperfetto, e senza timore di essere etichettati come diversi. Perché ancor prima di essere un concetto, o una regola, o una tradizione, la sessualità è un’esperienza da fare e da raccontare.