Da qualche tempo si sta facendo strada l’idea di “transizione giusta”, intendendo con ciò l’adozione di un modello economico e produttivo ecologicamente sostenibile i cui oneri e benefici siano equamente ripartiti a livello sociale, con particolare riferimento al mondo del lavoro. L’apparente semplicità del concetto cela disaccordi su entità e protagonisti delle riforme da attuare.
Il libro affronta la questione sul terreno della realtà produttiva, guardando a due settori industriali cruciali, energia e industria automobilistica, e ponendo a confronto processi promossi “dall’alto” (vertici aziendali) e “dal basso” (lavoratori e società civile). I casi analizzati sono il Polo energetico Eni di Ravenna, il Polo della componentistica auto dell’area industriale di Bari, la centrale a carbone Enel di Civitavecchia e lo stabilimento ex-Gkn di Campi Bisenzio. Ne emerge un quadro complesso. Azioni dall’alto e dal basso si influenzano a vicenda in un contesto in cui l’azione o inazione politica rimane determinante. Il retaggio delle storie industriali e dei ruoli tradizionali assegnati a management, sindacato, operai, tecnici, ecologisti, amministratori pubblici, si mescola con elementi di novità: ruoli che talvolta vengono ridefiniti e lotte ambientali e per il lavoro che convergono.
Saggi di: Barbara Bastos, Camilla Macciani, Domenico Perrotta, Emanuele Leonardi, Federico Chicchi, Ludovico Intruglio, Luigi Pellizzoni, Marco Cagliari, Matteo Lupoli, Viviana Asara
Le pagine che seguono affrontano il tema della “transizione giusta”, intendendo con ciò l’adozione di un modello economico e produttivo ecologicamente sostenibile i cui oneri e benefici siano equamente ripartiti a livello sociale, con particolare riferimento al mondo del lavoro. Non è questa la sede per discutere la nozione di sostenibilità, notoriamente ambigua sia rispetto a cosa – quale modello di società – debba essere sostenuto, sia rispetto a come conseguire tale risultato. Possiamo limitarci a definire sostenibile un modello economico e produttivo che non peggiora ulteriormente, e anzi sperabilmente migliora, la situazione rispetto ai principali parametri di disequilibrio ecologico (riscaldamento dell’atmosfera, acidificazione dei mari, perdita di biodiversità, inquinamento del suolo e delle falde acquifere ecc.).
Come indica una letteratura sempre più nutrita sull’argomento, la questione della transizione giusta può essere affrontata in vari modi. La ricerca di cui si dà conto nel prosieguo ha effettuato due scelte fondamentali. La prima è analizzare i processi di transizione non a livello di policy generali o settoriali ma di fabbrica. La seconda è prendere in esame due settori diversi, ma entrambi in prima linea rispetto alla necessità di rispondere alla crisi ecologica: produzione di energia e industria automobilistica; e di farlo ponendo a confronto processi la cui logica e i ruoli svolti dagli attori implicati è assai diversa, tendenzialmente opposta: iniziative promosse dalla proprietà, e quindi dal management aziendale, e iniziative promosse dai lavoratori e dalla società civile.