I sistemi viventi non hanno mai smesso di sorprenderci. Il tentativo di ridurre la loro struttura e le loro funzioni alle interazioni molecolari ha avuto come esito quello di far emergere regole di organizzazione insospettate, la cui logica conduce a un ripensamento e a un rinnovamento del pensiero razionale. Come distinguiamo tra diversi ordini di natura? Come riconosciamo un sistema vivente? In cosa consiste la sua capacità auto-organizzativa? Come si originano i suoi significati? Come ne misuriamo la complessità funzionale e strutturale?
Tra il cristallo e il fumo esplora il problema dell’auto-organizzazione alla luce del rapporto tra necessità e contingenza. Estendendo l’analisi dal livello biologico a quello psichico e sociale, l’auto-organizzazione appare come una generazione continua di forme e di senso, in bilico tra due estremi: l’ordine morto del cristallo, il disordine impalpabile del fumo. Collocandosi all’incrocio tra scienza della natura, filosofia della scienza e scienze umane, il volume offre una riflessione teorica sul vivente che ne ridefinisce i confini epistemologici e ne illumina le implicazioni culturali e storiche.
Tra il cristallo e il fumo è un libro variegato, aspetto che rende non facile il suo inquadramento. Per semplificare la vita al lettore che se ne avvicina, lo si potrebbe inscrivere in quella nicchia del sapere che cade sotto il nome di “pensiero della complessità”. Ciò permetterebbe di darne un’immediata connotazione, fissarne una precisa tonalità. Tuttavia, non si farebbe un buon servizio al lettore se questa connotazione non venisse accompagnata da una doverosa precisazione: la complessità è un fenomeno che emerge solo in relazione alle operazioni di un peculiare osservatore. Dovrebbe essere, questa, una banalità di base per chiunque si occupi di sistemi complessi, ma spesso viene data per scontata al punto da dimenticarsene, ritrovandosi così a parlare di “sistemi complessi” come se la complessità fosse una loro proprietà intrinseca. Esplicitare questa banalità di base è un passaggio decisivo per comprendere la portata epistemologica di Tra il cristallo e il fumo, un libro che tratta di complessità nella misura in cui indaga lo statuto dell’osservatore, «del quale occorre formalizzare la conoscenza e l’ignoranza».
La complessità emerge come problema per un osservatore la cui ricerca si fonda su di un postulato determinista. Tale osservatore opera in modo da ricavare, nell’osservabile, macchine astratte a stati determinati, ovvero sistemi che, una volta stabilita la relazione univoca tra le variabili del sistema e le condizioni al contorno, daranno vita a una dinamica determinata, cioè caratterizzata sempre dalle medesime transizioni di stato. Nessuna sorpresa e nessuna incertezza rispetto al comportamento di siffatti sistemi: la conoscenza che l’osservatore ne avrà sarà assoluta.
Il postulato determinista presenta due lati, uno metodologico e uno ontologico. Il primo consiste nelle finalità che orientano l’operare dell’osservatore, ossia “scoprire” nell’osservabile delle macchine a stati determinati; il secondo si basa sull’idea che la realtà, in quanto tale, è una macchina a stati determinati, alla cui comprensione integrale sarà possibile pervenire tramite un accumulo di conoscenza. La complessità risulta allora dallo scarto tra la conoscenza posseduta e la conoscenza assoluta rispetto a cui tende qualsiasi osservazione scientifica. Ma la relazione tra le due conoscenze è di tipo asintotico. Per quanta conoscenza si acquisisca – per quante macchine a stati determinati vengano “scoperte” – la conoscenza assoluta sarà sempre un passo oltre. Per rappresentarci in maniera più concreta la relazione tra le due, possiamo impiegare l’immagine cusaniana del poligono disegnato all’interno di un cerchio: per quanti angoli possa avere il poligono, essi non saranno mai sufficienti a toccare tutti i punti (infiniti) di cui si compone la circonferenza del cerchio. È in questo scarto (tra finito e infinito) che troviamo l’incertezza, l’indeterminazione, la sorpresa, la complessità.
[Dall’Introduzione di Luca Fabbris]