Quella del taglio è un’esperienza indimenticabile, da cui discende la singolarità di un corpo che non sarà più lo stesso dopo il taglio o che non sarà mai stato corpo se non in seguito a quel taglio. Cosa vuol dire che una vita emerge non da ciò che aggiunge, somma, accresce – secondo una precisa logica codificata e consolidata all’interno della cultura occidentale – ma da un gesto che leva, che produce una mancanza e che al tempo stesso la segna, la rimarca? Al di là di ogni declinazione identitaria, la circoncisione rimanda all’inscrizione dell’altro in me: l’intimità con se stessi è chiamata a passare attraverso un taglio che fa del proprio corpo il luogo dell’incontro con qualcosa di estraneo. La sua non è forse altro che l’esperienza di un’intimità che resta incancellabile, anche quando non se ne sappia niente: l’intimità con ciò che s’inscrive nel nostro corpo e nel nostro sguardo, pur restando incomprensibile.

Saggi di: Davide Caliaro, Pierre Legendre, Federico Leoni, Serge Margel, Maria Rosa Ortolan, Riccardo Panattoni, Rocco Ronchi, Gianluca Solla, Marco Tabacchini

Cosa può un taglio?

Nella lingua ebraica il vocabolo milà indica tanto la parola, quanto il taglio – e per esteso quel taglio singolare che è la circoncisione (detta anche brit milà, patto del taglio). Si tratta di una coincidenza indubbiamente singolare: essa testimonia di quanto il destino della parola e quello del corpo siano stati percepiti là come strettamente intrecciati. Entrambi, potremmo dire, compaiono come effetto di un taglio a cui non preesistono, ma dal quale emergono. Implicano l’esperienza di quanto, incidendosi sulla materia, la segna per sempre e in questo modo la destina a portare la traccia di quanto in essa resta mancante. Contemporaneamente, però, non esiste materia se non in conseguenza del taglio che ne costituisce non il supporto, ma l’effettuazione.

Che cosa ne è allora della circoncisione a partire da questa connessione di corpo e parola, indicata da milà? In che modo la domanda della circoncisione arriva a toccare tutti i nostri corpi, circoncisi o incirconcisi che siano? E in che modo essa arriverebbe a toccare anche tutte le nostre parole, singolarmente, una per una, a prescindere da una loro comune discendenza dalle strutture del linguaggio? In che modo arriva dunque a interpellarci?

Recensioni

201729genDoppiozero: Il gesto del sarto. Cosa può un taglio?di Alessandro Foladori(gennaio 29) 2:00 pm Doppiozero, MilanoRassegna stampa:Cosa può un taglio?

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