Stefania Tarantino è professoressa associata di Storia della filosofia presso il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università di Salerno. La sua ricerca si concentra, in particolare, sulle filosofe del Novecento e sulle filosofie femministe e sulle teorie di genere. Tra le sue numerose pubblicazioni si segnalano: aνευ μητρός/senza madre. L’anima perduta dell’Europa. María Zambrano e Simone Weil (2014); Chiaroscuri della ragione. Kant e le filosofe del Novecento (2018); Jeanne Hersch and the Religious Dimensions as the “Meaning of Meaning” (in Jaspers in Dialogue. Views from Europe & Japan, 2025). È inoltre curatrice del volume Il “rimosso” nell’operazione filosofica. Il pensiero di Sarah Kofman (2024); La dimensione del femminile nell’orizzonte filosofico-esistenziale di Karl Jaspers, in «Studi Jaspersiani», vol. XIII, 2025; Credere alla libertà. Sartre nella lettura di Sarah Kofman, in Franco Basaglia e Jean-Paul Sartre, un capitolo da approfondire (2026).
La circolazione di parole mai lasciate al caso, di gesti politici di cura così inediti nella politica istituzionale ma così centrali nella politica delle donne, sono stati punti di ancoraggio essenziali per non lasciare che Ada si disperdesse. Come vedrete, in Ada ogni numero differisce dall’altro. Ciò perché il lavoro, su ogni singolo numero, nasce da un collettivo aperto che risponde, a seconda dei casi, a presenze diverse. Anche i tempi di uscita non sono mai stati regolari, visto che abbiamo preferito seguire la temporalità dei nostri desideri e non la data inesorabile di una scadenza. Nel corso del tempo abbiamo deciso di chiedere ad alcune donne che sono in relazione politica di noi, di leggere l’editoriale o tutto quanto il numero per restituirci le loro impressioni, i loro pensieri, i rimandi che la lettura del numero aveva suscitato in loro. Abbiamo scelto uno stile libero da sempre. Forse, le nostre due lo avrebbero mantenuto ancora più essenziale di quello che è diventato oggi, ma è stato inevitabile metterci del nostro. Ciò che sappiamo è che se siamo arrivate fin qui, è perché c’è stato sempre il piacere di stare insieme, di domandarci, di capire la posizione e il pensiero dell’altra rispetto al tema che di volta in volta sceglievamo di affrontare. Non si è mai trattato di dare una continuità, quanto piuttosto di seguire l’urgenza di ciò che ci stava e ci sta a cuore. Ecco perché mi sento di dire che Ada e questo libro hanno qualcosa di miracoloso e di soprendente. Per chi pratica il femminismo sa quanto sono difficili e complicate le relazioni tra donne, soprattutto quando è in gioco la propria libertà e il mantenimento del proprio piccolo frammento di inaddomesticato. Se non c’è il desiderio dell’altra è difficile che queste relazioni così poco “funzionali” e così poco riconosciute riescano a sopravvivere per lungo tempo nelle società in cui viviamo. Ma tutto si ribalta quando si fa avanti un altro tipo di sguardo e quando ci si accorge che è nella relazione tra donne che l’agire politico acquista una forza materiale e simbolica di grande portata. Del resto, la relazione politica tra donne nasce nel due e si spinge nel molteplice. Lontane dal grigiore monotematico di relazioni costituite all’insegna della verticalità e della gerarchia, in AdaTeoriaFemminista respiriamo aria di libertà ed elaboriamo pratiche che ci immettono in un altro modo di vivere e di abitare la politica. In fondo, ci siamo dette che se Ada c’è ancora, è perché ci riconosciamo tra quelle donne che non smettono mai di desiderare…