Francesco Miano, Spirituale e storico nell’etica. Studi su Romano Guardini e Emmanuel Mounier

Lo spirituale e lo storico sono diversi e coglierne il nesso non vuol dire confonderli. Lo spirituale conserva rispetto allo storico un residuo di trascendenza e di ulteriorità, lo storico ha i tratti dell’imprevedibilità, della novità, della durezza. L’intreccio è però fondamentale e in tale intreccio è decisiva la dimensione etica, cioè quella tensione tra i due poli, che permette di superare ogni forma di indifferenza.

Un contributo esemplare per la comprensione del nesso che, nell’etica, intercorre tra lo spirituale e lo storico è offerto dal pensiero – come pure dalle vicende biografiche – di Romano Guardini e di Emmanuel Mounier. Una connessione profonda che è cifra sintetica delle parole che Guardini e Mounier rivolgono alla nostra attenzione: essere e diventare persona, persona e comunità, interiorità ed esteriorità, silenzio e parola, libertà e responsabilità, potere e responsabilità, cristianesimo e modernità.

Per una fenomenologia dell’esperienza morale

La questione dell’etica si impone oggi come una questione urgente. E questo proprio perché aleggia il timore che nel futuro prossimo potrebbe non esserci più qualcosa come un’etica, o addirittura potrebbe non esserci più neanche un futuro. Hanno ancora senso la speranza di una congiunzione possibile tra bene e felicità, il desiderio di un mondo migliore fondato sul riscatto o sulla emancipazione dell’umanità tutta, una progettualità capace di mettere insieme libertà personale e libertà comune? Difficile oggi rispondere a queste domande, quando il futuro non sembra più garantito, quando soprattutto il futuro sembra sfuggire a ciò che per tanto tempo si è detto intorno a norme, valori, relazioni, vincoli, responsabilità.

Tuttavia, se per un verso questa situazione è fonte di preoccupazione, per un altro verso l’inquietudine da essa generata può conferire al pensiero la necessaria lucidità per tornare a interrogarsi in modo radicale sul senso e la possibilità dell’etica.

Non c’e dubbio, infatti, che i tempi di grande travaglio sono anche i più fecondi per l’etica: sono tempi in cui si impone la necessità di una riflessione sull’agire morale, su ciò che lo caratterizza e su ciò che lo rende possibile.
Così è nel tempo che viviamo. Si avverte in maniera diffusa l’esigenza di ripensare il vocabolario dell’etica. Le parole e i nomi hanno bisogno di ritrovare il loro rapporto con l’esistenza, di essere compresi e definiti a partire dall’esistenza e nell’ascolto della sua ineliminabile drammaticità.

Sempre meno l’etica si configura come un sistema astratto e sempre più è chiamata a dare ragione di sé. Non principi definiti a priori da cui dedurre la vita nella sua concretezza, norme da applicare in una più o meno articolata contemplazione di casi specifici, ma valori e criteri da rintracciare dentro l’esistenza, nel mobile divenire della storia comune.

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

X