Matteo Gerli, Bourdieu, Latour e la sociologia del giornalismo. Prospettive di ricerca

Pierre Bourdieu e Bruno Latour sono due figure di primissimo piano nel panorama della sociologia contemporanea. Entrambi francesi, hanno praticato e coltivato un eclettismo teorico-metodologico che li ha resi un punto di riferimento centrale e una fonte d’ispirazione in grado di attraversare la segmentazione delle frontiere disciplinari. Il loro contributo al rinnovamento delle basi del pensiero sociologico è evidente nella capacità di coniugare tradizioni intellettuali apparentemente inconciliabili, attraverso la messa a punto di due apparati teorico-concettuali che hanno il loro principale punto di forza nella ricerca costante di un’interazione tra il momento (meta-)teorico e quello empirico, pur rimanendo profondamente segnati da una diversa concezione delle possibilità assegnate alla conoscenza sociologica.

Nell’ottica di valorizzare questa forma mentis improntata al dialogo tra teoresi ed empiria, il libro si propone di riflettere criticamente sulla ricezione dei due autori nel campo dei Journalism Studies, interrogandosi sul modo in cui i rispettivi approcci possano concretamente informare e arricchire la comprensione delle dinamiche di produzione e circolazione dell’informazione giornalistica. In questo contesto, il volume esplora la presenza di “giunzioni intellettuali” su tematiche e interessi affini, aprendo la strada a un potenziale arricchimento reciproco tra le prospettive di Bourdieu e Latour.

Nel panorama sociologico internazionale, Pierre Bourdieu è oggi riconosciuto come uno dei sociologi più influenti della seconda metà del Novecento. Il suo contributo intellettuale è stato ampiamente adottato oltre i confini della sua disciplina elettiva – la sociologia – e ben oltre i territori limitrofi della scienza politica, della storiografia e dell’antropologia (di cui, peraltro, lo stesso Bourdieu è stato un cultore, soprattutto agli inizi della sua carriera). Con un certo ritardo rispetto ad altri ambiti di ricerca, anche gli studiosi di comunicazione e di giornalismo hanno riconosciuto l’utilità del lascito bourdieusiano, e sono infatti sempre più numerosi i lavori di ricerca che, a livello internazionale, fanno uso dei suoi strumenti teorico-concettuali. In questo senso, il lavoro di ricezione svolto da alcuni “intermediari scientifici” è stato fondamentale nell’alimentare la circolazione di alcuni testi di Bourdieu espressamente dedicati al tema della comunicazione al di là dei “ristretti” confini della lingua francese. Tra questi spiccano indubbiamente i nomi di studiosi quali Rodney Benson, Erik Neveu, David Hesmondhalg, John B. Thompson, Nick Couldry e David W. Park.

Ora, sul perché il campo degli studi sul giornalismo dovrebbe avere bisogno delle idee di Bourdieu è una domanda cui proveremo a rispondere un passo alla volta nelle pagine che seguono. Prima di ciò, si ritiene possa essere utile riflettere sul posto occupato dal giornalismo, come oggetto di ricerca, nella traiettoria intellettuale del sociologo d’oltralpe. Osservare la produzione scientifica di Bourdieu da questa angolatura può infatti contribuire se non a superare, quantomeno a fare chiarezza su quegli usi parziali che caratterizzano la sua ricezione nel campo degli studi sul giornalismo e, più in generale, sui media e la comunicazione. Può aiutare, cioè, a fare un utilizzo “più consapevole” dei concetti bourdieusiani, confrontandosi con le condizioni storico-sociali in cui certe idee sono emerse e sono state applicate all’analisi del giornalismo. Non per elaborare una teoria unificata dei media, ma «per mettere in evidenza un insieme di sfumature e continuità» lungo il suo percorso intellettuale.

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