Silvia Pieroni

Silvia Pieroni è attualmente assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Bologna. Dopo aver ottenuto il doppio titolo di laurea magistrale alle Università di Bologna e di Mainz, nel 2021 è stata borsista alla Freie Universität di Berlino. Nel 2022 ha conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia presso la Scuola Internazionale di Alti Studi della Fondazione Collegio San Carlo di Modena. Studiosa di estetica e filosofia classica tedesca, ha pubblicato diversi contributi sul pensiero di Hegel e sulla filosofia della traduzione in riviste nazionali e internazionali.

«Die Denkformen sind zunächst in der Sprache des Menschen herausgesetzt und niedergelegt» (WdL III, 10): così Hegel, nella prefazione alla seconda edizione della logica dell’essere redatta poco prima della morte, nel 1831, stabilisce la stretta collaborazione tra pensiero e linguaggio, ovvero l’interazione tra le forme del pensiero e la loro espressione linguistica. Il quadro teorico all’interno del quale è inserita questa osservazione è quello dell’esposizione preliminare dello svolgimento logico in cui Hegel dichiara di volersi disfare della «vecchia zavorra» (WdL III, 10 [9]) della metafisica tradizionale per poter esporre, una volta liberatosi dagli antichi e radicati pregiudizi sull’identità di essere e pensiero, il vero contenuto scientifico della logica. Un primo passo in questa direzione consiste nella distinzione fra pensiero scientifico e pensiero naturale, a suo avviso necessaria per non cadere nell’errore di ridurre l’elemento logico (das Logische) al suo aspetto psicologico.

Infatti, Hegel ammette che il pensiero naturale costituisca la base sostanziale della natura umana, in quanto logos che permea in modo inconscio e istintivo ogni agire dell’essere umano, dalle forme comportamentali più “elementari” (sensazioni e abitudini) sino all’attività superiore dell’intelligenza (intuizioni, rappresentazioni, pensiero e volontà). Eppure, il pensiero naturale non coincide con le produzioni delle facoltà cognitive. Il logos, oltre a rappresentare la ragion d’essere di queste ultime, costituisce «l’essenziale delle cose, il loro concetto, quello che diventa oggetto» (WdL III, 17 [18]).

Pensiero e cosa (die Sache) non possono essere distinti, perché la struttura logica della soggettività è identica alla struttura dell’oggettività: reale e razionale coincidono. L’isomorfismo di soggettività e oggettività è la prova dell’impegno ontologico che Hegel si sta assumendo con la sua logica speculativa: la comprensione della realtà e dei suoi meccanismi di trasformazione. Per definire la peculiare ontologia hegeliana dovremo però rivolgerci alla funzione svolta dal linguaggio rispetto all’elemento logico, anche perché, ci ricorda lo stesso Hegel, la natura specifica dell’essere umano è sì il logos, ma logos inteso nel duplice significato del termine greco che è insieme ragione e linguaggio. Afferma Hegel: «in tutto ciò che l’uomo fa suo, si è insinuato il linguaggio; e quello di cui l’uomo fa linguaggio e ch’egli estrinseca nel linguaggio, contiene, in una forma più inviluppata e meno pura, oppure all’incontro elaborata, una categoria. Tanto è naturale all’uomo la logica, o, meglio, tanto è vero che questa è la sua stessa peculiare natura» (WdL III, 10 [10]).

Tradizionalmente l’identità fra le strutture del pensiero (o categorie) e le strutture del reale viene fondata sulla tesi, anche nota come corrispondentismo, per cui la conoscenza è possibile fintantoché il pensiero riesce a adeguarsi alla forma dell’oggetto. Affinché possa realizzarsi un’autentica adaequatio rei et intellectus il compito del linguaggio dovrà essere strumentale: le parole esprimono in modo immediato la natura o l’essenza delle cose, perché sono un veicolo per il pensiero. Il linguaggio è allora utile per comunicare i pensieri, ma è inefficace per la loro realizzazione. Al contrario, per Hegel la corrispondenza di logica e ontologia si accompagna al rifiuto esplicito di una concezione puramente strumentale della lingua. Il linguaggio è oggettivo, non solo perché appartiene alla struttura profonda della realtà, ma anche perché la sua principale funzione è quella di mettere in relazione questa struttura con le categorie del nostro pensiero, di unificare, potremmo dire, soggetto e oggetto.

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