Georg W.F. Hegel, La scienza della logica

«La logica è la scienza dell’idea pura, dell’idea dell’elemento astratto del pensiero. L’utilità della logica riguarda il rapporto al soggetto, nella misura in cui il soggetto si procura una certa formazione per altri scopi. La logica forma il soggetto, poiché lo esercita a pensare, essendo questa scienza pensiero del pensiero, e poiché porta ad acquisire elementi di pensiero ed anche in forma di pensiero».

Per comprendere i caratteri di quest’opera hegeliana, a cominciare da quelli estrinseci e stilistici (articolazione in brevi paragrafi, arricchiti da Hegel con note esplicative divenute assai più ampie nella seconda e terza edizione e integrati poi da parte dei discepoli con Aggiunte di diversa provenienza) è necessaria qualche indicazione sulla funzione e, per così dire, sulla tradizione di questo tipo di opera nell’epoca. Solo così, infatti, è possibile individuare le ragioni che hanno spinto Hegel ad adottare questo tipo di esposizione allora assai diffuso in campo didattico, e non solo a livello universitario, e, insieme, cogliere la peculiarità della posizione hegeliana per cui l’Enciclopedia, nonostante queste sue origini dichiaratamente didattiche, ha finito col diventare una sorta di summa del “sistema” hegeliano.

A questo proposito va anzitutto ricordato che il concetto di “enciclopedia” ha avuto una storia assai complessa e, di conseguenza, ha dato origine ad opere tra di loro assai diverse. Questo anche a prescindere dall’equivoco che ha gravato per lungo tempo sul significato stesso del termine. “Enciclopedia” indicava infatti originariamente in Grecia una sorta di educazione corale, dove la musica e la danza inglobavano in sé gli elementi essenziali della formazione del cittadino, mentre solo successivamente ha assunto quel significato di “orbis doctrinae” che si afferma nella cultura romana ed ellenistica ed attraverso la dottrina medievale delle “arti liberali” raggiunge la cultura moderna. Comunque è indubbio che a fine Settecento si scontravano concezioni ben diverse di quello che un’“enciclopedia” potesse e dovesse significare. Di recente infatti l’intera cultura era stata scossa dalla pubblicazione di un’Encyclopédie la cui portata innovatrice nel campo del pensiero, e non soltanto del pensiero, era stata così dirompente da contrassegnare con il suo stesso nome un movimento che, partendo dalla Francia, si era proposto di irradiare i “lumi” del “secolo filosofico” in tutta l’Europa. Come aveva detto Diderot proprio nella voce “Enciclopedia”, i suoi autori si rendevano ben conto che un’enciclopedia di quel tipo avrebbe potuto essere tentata soltanto da un “secolo filosofico” e che ormai tale secolo era giunto; perciò, osservava Diderot, una tale impresa, che aveva lo scopo «di raccogliere le conoscenze sparse sulla faccia della terra, esporne ai nostri contemporanei il sistema generale, trasmetterle ai posteri, affinché l’opera dei secoli passati non sia stata inutile per i secoli avvenire; affinché i nostri nipoti, diventando più istruiti, diventino nello stesso tempo più virtuosi e più felici», non poteva certo essere affidata a un solo autore, ma doveva invece essere il frutto di una collaborazione di un «gruppo di uomini legati dall’interesse generale del genere umano e da un sentimento di reciproca benevolenza».

[Dall’Introduzione di Valerio Verra]

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