Gli esiti del pensiero contemporaneo pongono la necessità di ripensare la relazione tra i soggetti in modo da conservare sia l’istanza individuale – l’autorealizzazione – sia la reciprocità universale – ciò che impedisce a quell’istanza di convertirsi in irrigidimento e chiusura del sé. In termini propriamente speculativi, ci troviamo di fronte al problema di “comprendere l’alterità” e dunque, al contempo, il suo rapporto con la dialettica. Dialettica e alterità possono esser pensate solo nel loro rapporto e quindi nella reciproca limitazione.
La logica speculativa intende offrire una configurazione di questo rapporto mostrando come la realizzazione di ogni singola determinazione logica-ontologica possa avvenire solo nella relazione-ad-altro. Comprendere l’alterità attraverso la Scienza della logica significa situarsi a un livello diverso da quello delle prospettive anti-dialettiche – l’esplosione delle differenze – o dalle prospettive dialogiche – l’alterità come sfondo reiterativo dell’argomentazione. Significa comprendere l’alterità come strutturazione logico-ontologica delle determinazioni, che Hegel denomina negatività autoriferita.
Il mondo moderno è complesso, stratificato: in una parola differenziato. A tale differenziazione, secondo Hegel, tanto il pensiero metafisico quanto la religione positiva – il cristianesimo – non riescono a far fronte. La differenziazione del mondo moderno, la sua crescente complessità mostra come la singola determinatezza possa esser compreso solo all’interno di una totalità. Ma per pensare la totalità bisogna pensare oggettivamente la relazione.
Il problema della relazione-ad-altro, e dunque dell’alterità, sorge in un preciso contesto storico ed è strettamente connesso alla necessità di ricostruire la totalità tanto sul piano scientifico quanto su quello politico. L’intero, scrive Bignami, «istituisce una differenza, ponendo sé medesimo ad oggetto della propria comprensione: nel punto privilegiato della suprema assolutezza l’intero deve sopportare in sé la scissione da se stesso». Intero è innanzitutto la sfera del vivente nella quale gli individui si sviluppano grazie alla relazione-ad-altro: nella relazione al differente, l’individuo istituisce la propria differenza.
La maturazione del pensiero hegeliano, è stato sottolineato, avviene all’insegna di una «apertura alla dialettica». Tale apertura indica un vero e proprio impulso del filosofo, impulso caratterizzante tanto la fase giovanile che quella matura e che mostra la parzialità e il fraintendimento dell’immagine di uno Hegel tutto intento a restaurare, sul piano filosofico, la teologia e i suoi dogmi. Tale “apertura alla dialettica” è del resto certificata anche da una terminologia ibrida che Hegel impiega fin dai suoi primi scritti e lezioni, caratterizzata da un uso di termini logici in ambito politico-sociale e di termini politico-sociali in ambito logico. Come afferma Lugarini, «lo specifico stile del pensare hegeliano» è rintracciabile fin dalla Habilitationsthese – contradictio regula veri, non contradictio regula falsi – ed è «un pensiero esplicantesi durch Widerspruch».
Fin dal frammento Der immer sich vergrößernde Widerspruch si può vedere come la dialettica sia quel tentativo di pensare e riflettere le opposizioni e le contraddizioni che dominano nel tempo presente. Hegel ritiene che sia cattiva quella metafisica che pretende di ricostruire l’Entzweiung del presente grazie a una totalità intesa come semplice giustapposizione delle parti, una coacervatio di elementi collegati in modo estrinseco. Nella futura Logica tale critica nei confronti della totalità monolitica e della separatezza tra le determinazioni è affidata a quella parte che «contiene prevalentemente le categorie della metafisica e delle scienze in generale», le quali si limitano a «collegare i termini differenti, in giustapposizione o in successione, mediante un anche, senza comporre insieme questi pensieri e, quindi, senza unificarli nel concetto». L’esigenza sistematica che Hegel avverte in questi anni, pur senza trovare una stabile configurazione, dev’essere rintracciata nella ricerca di una totalità che non opprima, ma anzi consenta e realizzi la relazione-ad-altro.
Solo attraverso la dialettica la differenza – l’alterità – può essere vissuta in modo liberante, non come limite estrinseco e/o come minaccia alla propria (astratta) autonomia. Questa dimensione “totale” in cui le differenze sono ricomprese e mantenute nella loro differenza è però soltanto avvertita: non può esser raggiunta dal singolo e dalla sua “autosufficiente” limitatezza.
Si tratta dunque per il giovane Hegel di dar voce a quel «sentimento della contraddizione» e cercare di porvi rimedio nella consapevolezza che le differenze non possono esser semplicemente registrate (il differire della differenza è infatti la sua necessaria connessione all’identità), né la contraddizione può essere ricucita in grazia di una totalità etica preriflessiva (come quella greca): quella vita «era un limitarsi a una signoria ordinatissima sulla nostra proprietà, un considerare e un godere il proprio piccolo mondo nella sua piena sudditanza, e poi anche un autoannientamento [Selbstvernichtung] che conciliava quella limitazione [Beschränkung], e un elevarsi nel pensiero del cielo».