Roberto De Gaetano

Roberto De Gaetano insegna Filmologia presso l’Università della Calabria. Tra le sue più recenti pubblicazioni: La potenza delle immagini (2012), Lessico del cinema italiano. Forme di rappresentazione e forme di vita (3 volumi, 2014-2016), Il cinema e i film. Le vie della teoria in Italia (2017), Cinema italiano: forme, identità, stili di vita (2018, Premio Limina), Le immagini dell’amore (2022). Ha fondato nel 2006 il quadrimestrale «Fata Morgana» e nel 2017 la rivista di critica «Fata Morgana Web».

Prendiamo un’immagine, un quadro, l’Annunciata di Antonello da Messina, dove c’è «la man più bella che io conosca dell’arte», come dice Longhi nel 1912. Quella mano è quanto nel quadro non è più solo quadro. È ciò che esprime una “immaginità” (per riprendere il lessico ejzenstejniano) che eccede il figurativo e che riposa nel gesto che la esprime e nell’assolutezza del senso che indica al di là di ciò che rappresenta.

Che cos’è quel gesto, quella mano leggermente protesa ma trattenuta? Cos’è quell’Annunciata priva di contrassegni religiosi e la cui mano, forse, indica un arcangelo in fuoricampo?

Queste domande fanno l’immagine. L’immagine abita il circuito tra il dettaglio e il senso, da dove scaturisce la sua bellezza. Questa riposa nell’uso che di quell’immagine viene fatto, nel suo valore estetico, nel suo essere quadro (oggetto culturalmente identificato) e altro dal quadro (immagine, appunto).

Il pensiero delle immagini si è eclissato negli ultimi (non pochi) anni a favore di quello della visualità. Come se la prospettiva da cui leggere l’immagine fosse automaticamente coincidente con la costituzione di un indifferenziato visivo. Come se le immagini fossero solo le “immagini esterne” (materialmente identificabili, pictures vengono chiamate) che, poste su un piano di equivalenza orizzontale, potessero essere appaiate, descritte, confrontate e analizzate. E questa tendenza si è radicalizzata quando in gioco ci sono state le immagini meccanicamente prodotte, che determinerebbero tra loro una equivalenza di fatto, segnata perfino dalla loro genesi. Quel “residuo solido ed opaco” a cui Sartre diceva che un’immagine non poteva risolversi sembra essere ora l’unico criterio identificativo delle immagini stesse. Dove la solidità, essendo ora perfino mediata tecnicamente, diventa anche più infinitamente duplicabile.

Ma da quando in qua la questione delle immagini si è risolta nell’identificazione delle condizioni materiali di genesi, produzione e fruizione delle stesse? Da quando le immagini si sono risolte nella equivalenza e convertibilità di “oggetti esterni”, eludendo ogni problema di forma, ogni circuito tra il dettaglio e l’insieme, il segno e il senso?

Appuntamenti

202204nov5:30 pmIUAV Venezia: Presentazione di Critica del visualedi Roberto De Gaetano5:30 pm IUAV, VeneziaAppuntamenti:Roberto De Gaetano

202228ott6:30 pmUBIK Spazio Sette, Roma: Presentazione di Critica del visualedi Roberto De Gaetano(ottobre 28) 6:30 pm Spazio Sette, RomaAppuntamenti:Roberto De Gaetano

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