Riccardo Fanciullacci, Volontà e assenso. L’impossibilità di decidere che cosa credere

Un’indagine sul rapporto tra il soggetto umano e la verità deve riconoscere un posto di rilievo all’atto di assenso e allo stato di credenza che ne consegue. Il presente lavoro prende la critica del volontarismo doxastico (cioè della tesi per cui è possibile decidere che cosa credere) come occasione per un’ampia indagine dei rapporti tra credenza, assenso, volontà, responsabilità, ragioni e verità. La prima parte è un’esplorazione fenomenologica che consente di familiarizzare con alcune nozioni e figure differenti: le situazioni di dubbio, la sospensione del giudizio, la struttura della ricerca e i suoi rapporti con i contesti epistemici, gli atteggiamenti affini, ma irriducibili all’assenso (l’assumere, l’ipotizzare, il tenere-come-se-fosse-vero). Qui sono considerati pure il fenomeno dell’autoinganno e dello wishful thinking, oltre che la questione dell’irriducibilità della fede religiosa ad una specie di credenza proposizionale. La seconda parte è un’indagine volta a mostrare l’impossibilità del controllo diretto dei propri atti d’assenso e dunque delle proprie credenze. Naturalmente, viene discusso il celebre argomento di Bernard Williams contro il volontarismo doxastico e ne è proposta una ristrutturazione che lo mette in salvo dalle maggiori obiezioni che gli sono state mosse. Poiché la norma costitutiva della credenza è la norma del vero, allora il credere sta in un rapporto con le considerazioni evidenziali (o ragioni) che rende assurda l’ipotesi di creder vera una proposizione per volontà.

Recensioni

Riccardo Fanciullacci, Volontà e assenso. L’impossibilità di decidere che cosa credere, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2012, 532 pp., 19 euro (collana: Ethica)

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