Riccardo Fanciullacci, La misura del vero

Quel che è vero non è tale perché gli uomini hanno deciso così. La verità non è un prodotto, ma qualcosa di primo. In questo senso, occupa il posto della misura e non di ciò che è misurato: opera un taglio sulle aspettative, le pretese e le misure umane. Il tentativo, che esiste, di disconoscere questo tratto della nozione di verità, affermando che vero è ciò che risulta da un accordo intersoggettivo oppure da uno scontro di poteri, è un progetto che si avvolge in contraddizioni e assurdità. E per questo non riesce realmente a salvaguardare quei fenomeni a cui tiene, ad esempio il fatto che vi sono verità che potremmo non riuscire mai a scoprire o il fatto che non ogni verità merita la nostra attenzione, o il fatto che sulla pretesa di aver colto una certa verità sono stati costruiti sistemi di dominio, o il fatto che anche là dove siamo più certi di aver afferrato il vero, potremmo essere incappati in un errore ecc. Per rendere conto di questi fenomeni, che rivelano quanto complesso e stratificato sia il rapporto umano alla verità, occorre non cedere sull’idea che il vero sia misura, ma anzi sviluppare questa idea, delucidandola e articolandola. È questo che qui si propone: un’esplorazione della nozione di verità e delle nozioni connesse, attraverso un corpo a corpo, tanto con l’epistemologia analitica, quanto con alcune posizioni classiche o contemporanee (in particolare, Aristotele, Tommaso d’Aquino, Heidegger).

Recensioni

Riccardo Fanciullacci, La misura del vero. Un confronto con l’epistemologia contemporanea sulla natura del sapere e la pretesa di verità, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2012, 736 pp., 29 euro (collana: Ethica)

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