La responsabilità per un’umanità futura tra desiderio e libertà, G. Brunetti e N. Ghigi (cur.)

In un tempo segnato da una precarietà diffusa e da trasformazioni profonde, il pensiero filosofico è chiamato a interrogarsi su una doppia urgenza: come salvaguardare la libertà dell’essere umano, sempre esposta al rischio di essere limitata o negata, e come assumere fino in fondo la responsabilità necessaria alla sua sopravvivenza.

I contributi raccolti in questo volume, pur nella varietà delle prospettive e delle sensibilità teoriche, convergono nel riconoscere proprio nell’intreccio tra libertà e responsabilità una possibile chiave interpretativa per ripensare l’umano. Da qui prende forma l’orizzonte di una nuova antropologia filosofica, capace di confrontarsi con le contraddizioni e la complessità del nostro tempo e di aprire lo sguardo verso una filosofia del futuro.

Le implicazioni etiche di questo percorso invitano a un nuovo modo di agire: un agire responsabile che tenga conto non solo del presente, ma anche dei diritti di chi verrà. Una consapevolezza che si traduce in pratica educativa e diventa condizione essenziale per custodire, fin d’ora, la possibilità di una libertà futura.

Saggi di: Martino Bozza, Giulia Brunetti, Marco Casucci, Nicoletta Ghigi, Gordana Lesinger, Marco Moschini, Furia Valori

L’esercizio di trasposizione è, in Husserl, un atto che coinvolge almeno due soggetti. Un Io immagina di spostarsi fino ad occupare la posizione dell’altro Io. In questa nuova quasi-realtà, il primo Io appercepisce un mondo altro ma simile al proprio. Anche l’altro Io ha infatti un corpo vivo, dotato di intenzioni, che può percepire, ricordare, immaginare, agire. Egli ha esperienze sensibili, vissuti, ideazioni. Come il primo Io è una unità psicofisica che può trasporsi nel primo Io e ricominciare con il primo Io la stessa esperienza empatica, di una immaginaria finzione dal punto zero di orientamento dell’altro. Ma se a questa esperienza immaginativa aggiungiamo il riconoscimento di un particolare stato emotivo del secondo Io, intuibile dal primo perché entrambi condividono costitutivamenteun medesimo strato emozionale, allora notiamo come lo stesso atto di trasposizione si trasformi in una esperienza che entrambi gli Io vivono sulla medesima pelle, seppure il primo indirettamente, il secondo direttamente.

L’esercizio di trasposizione è una occasione imperdibile per l’etica. Proprio perché richiede uno spostamento dalla individuale prospettiva e traspone in un diverso punto di vista, esso rappresenta la condizione per un superamento dell’atteggiamento solipsistico e per la creazione di relazioni autentiche. Far uso dello strumento empatico della trasposizione è però una scelta. L’Io sceglie di spostarsi, di aprirsi ad un nuovo modo di vedere il mondo. Egli sceglie di sintonizzarsi sullo stato emotivo dell’altro. Lascia che la risonanza, come sostiene Lipps, diventi affezione per una nuova percezione, per un vissuto “altro”. Scegliendo l’apertura ad un modo diverso di vedere le cose, inoltre, proprio nella diversità, l’Io fa esperienza del proprio. In tal modo, aggiunge al superamento del solipsismo la nuova esperienza di sé dalla prospettiva dell’altro e,sottolinea Stein, nella differenza con l’altro.

L’etica della trasposizione è, per tali ragioni, il miglior esercizio per immaginare una comunità che accoglie la differenza perché costitutiva di ciascuno e che promuove la relazione perché senza la relazione non può darsi la costituzione dell’identità. È allora l’esigenza di divenire un’identità consapevole, un Sé a richiedere il confronto. Tuttavia, la scelta di dispiegare la specificità di cui ciascuna identità è portatrice è solo responsabilità di ciascun io empirico. Ognuno ha un proprio destino, un telos che è impresso nel suo nucleo personale. Trasporsi, empatizzare con questo nucleo facendo in modo che esso emerga e possa essere dispiegato, è responsabilità dell’individuo che sceglie di autoformarsi svolgendo il proprio nucleo.

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