René Schérer

René Schérer (1922-2023), tra i principali attori della stagione filosofica francese degli anni Settanta, ha insegnato presso l’Università di Parigi VIII Vincennes-Saint Denis, di cui è stato animatore sin dal ’68 insieme a Deleuze, Foucault, Guattari, Châtelet e Lapassade. Vicino al FHAR (Front Homosexuel d’Action Révolutionnaire), è stato amante di Guy Hocquenghem, con cui ha scritto Co-ire: Album sistematico dell’infanzia (1976) e L’Âme atomique (1986). Commentatore di Heidegger e profondo conoscitore del pensiero di Fourier, ha contribuito all’introduzione di Husserl in Francia. Al centro dei suoi interessi l’utopia, l’ospitalità e il “moderno sistema dell’infanzia”.

Da principio, cioè quando la Francia borghese e in diversa misura l’Europa, si è data una scuola, ci fu certamente un discorso, e più d’uno, o almeno l’illusione che fosse possi­bile un discorso coerente riguardo l’intera esistenza del bambino. Oggi in cui gli spiriti migliori gridano con acca­nimento senza però proporre di meglio: Abbasso la scuola!, è proprio la coerenza di quel discorso che, pur non esplicitamente, si trova messa in questione. A tale sfacelo la ri­vendicazione del sesso per il bambino porta un contributo non piccolo. Sono ormai in pochi – i funzionari dei sinda­cati della scuola o qualche ideologo umanista – a credere ancora nell’armoniosa integrazione di qualsiasi cosa (e so­prattutto di questa cosa) all’interno della scuola pensata co­me un capace magazzino, una forma elastica e generosa, pron­ta a incassare di tutto oppure, come lo struzzo, a mandar giù di tutto.

Ma in questione non è soltanto la scuola contemporanea, con il suo enorme apparato amministrativo. Non avendo altro sotto gli occhi, si pensa ad una «società senza scuola», la quale non farebbe che riprodurre gli stessi vizi di fondo per quanto riguarda l’educazione del bambino ed il suo rappor­to – oggi una matassa imbrogliata – con la sessualità. La lotta contro la scuola-istituzione è valida, ma è necessa­rio risalire di qui al centro del discorso inaugurale con cui essa si giustifica e che quanto meno è scolastico, tanto più si rivela pedagogico. Attraverso la scuola bisogna prendere di mira l’ideologia pedagogica nel suo insieme, anche se a causa dei ridicoli ritardatari dell’istituzione capita a volte che i pedagoghi pedagogisti si ribellino contro di essa in nome di un ideale che da essa sarebbe stato tradito.

Nell’Emilio di Rousseau troviamo quel discorso che, da allora fino a noi, fissa il posto del bambino nella società e lo consegna nelle mani del pedagogo.

Le due facce di Rousseau: ha previsto che dal bambino libe­rato può venire lo sconvolgimento dell’ordine sociale, ma ha richiuso sopra di lui il coperchio dell’educazione.

Emilio fornisce al bambino del secolo dei lumi uno statuto di cui si era alla ricerca. Lo fa nascere e crescere, lo porta dalla culla al matrimonio. Per ogni età fissa i bisogni, le ca­pacità, i diritti e i limiti. Un bambino non corrotto dal mon­do, non pervertito dagli uomini, che tocca alla natura pren­dere per mano e condurre. Anzi, siccome su questo punto la natura non ha mai potuto agire da sola e conveniente­mente, formarlo tocca all’uomo ispirato da ciò che vuole la natura: «Mantenete il bambino nella esclusiva dipenden­za dalle cose, così avrete seguito l’ordine della natura nel progresso della sua educazione… Non concedete nulla ai suoi desideri semplicemente perché lui domanda ma perché ne ha bisogno».

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