I dodici secoli in cui si sviluppa la storia della filosofia patristica e medievale non solo rappresentano il capitolo cronologicamente più esteso della storia del pensiero occidentale, ma costituiscono il momento in cui viene elaborato uno specifico modello di ragione, frutto dell’incontro tra il logos greco e il kerigma cristiano, con il quale anche la modernità e la post-modernità saranno obbligate a confrontarsi. È il modello di una ragione che pensa se stessa come partecipazione a una originaria e inesauribile verità trascendente, capace perciò di una verità aperta e comprensiva, in grado di accogliere in sé non soltanto contenuti logico-speculativi, ma anche morali ed estetici.
Allo sviluppo storico di questa forma di razionalità è dedicato questo volume collettivo, al quale hanno contribuito studiosi provenienti da università italiane, francesi e statunitensi. Articolato in quattro sezioni – dedicate, rispettivamente, ai Padri, ad Anselmo, a pensatori del XII e XIII secolo e, infine, a modelli di ragione sapienziale dall’antichità alla filosofia contemporanea – esso intende celebrare il percorso di ricerca di Antonio Orazzo, docente emerito di Storia della filosofia patristica e medievale della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, sez. San Luigi, di Napoli.
Saggi di: Pedro Barrajón, Secondo Bongiovanni, Maria Borriello, Giuseppina De Simone, Alessandro Ghisalberti, Paul Gilbert, Christian Göbel, Vittorino Grossi, Gregory LaNave, Paul Mattei, Mary Melone, Roberto Nardin, Ilaria Ramelli, Rocco Ronzani, Christian Trottmann, Antonio Trupiano, Angelo Maria Vitale
Tra coloro che, in età medievale, raccolgono il messaggio dei Padri in modo più originale vi è senza alcun dubbio Anselmo d’Aosta. Le prime pubblicazioni di Orazzo su questo pensatore del secolo XI risalgono, anch’esse, agli anni novanta. Ai primi articoli fanno seguito una importante monografia e l’edizione in traduzione italiana del De processione Spiritus Sancti, del Cur Deus homo e dell’Epistola de Incarnatione Verbi. Superando le riserve relative all’impostazione deduttivo-razionalistica dei testi anselmiani, le quali risultano alla luce della letteratura critica più attenta del tutto anacronistiche e ingiustificate, Orazzo rivendica il valore, per alcuni versi ancora attuale, di una riflessione che, muovendo dalla prospettiva di fede, è alla ricerca di una comprensione sempre più profonda di quella verità di cui la ragione partecipa. Nel volume Analogia libertatis, che ha al centro il «rapporto strutturale della libertà con la verità», la riflessione di Anselmo è infatti adoperata da Orazzo anche per rispondere a istanze del presente: «Sembra che la libertà – egli scrive – non trovi più davanti a sé e indipendentemente da sé una scala di valori oggettivi, che essa sarebbe chiamata a fare suoi e tradurre in atto, e così realizzarsi nel suo finalismo intrinseco». Il rapporto con la verità trascendente è invece presupposto al modo in cui il santo di Aosta affronta e sviluppa la questione della libertà; esso è segnato dalla relazione circolare fede-ragione che caratterizza, in continuità con l’impostazione agostiniana, tutta la riflessione di Anselmo. Lungi dal rappresentare un ostacolo per la ragione, la fede è in grado di ampliarne l’orizzonte, dischiudendo il mistero dell’uomo e della sua libertà. Così scrive altrove Orazzo, in modo particolarmente efficace, a proposito dell’antropologia filosofico-teologica che Anselmo delinea:
Proprio perché si offre al Padre in sovrana e perfetta libertà, il Figlio di Dio si propone come modello (exemplum) di relazione filiale con Dio in ordine a un nuovo umanesimo. L’antropologia anselmiana trova qui il suo centro. Anche l’uomo, sulle orme del Dio-uomo, può fare della sua vita un’offerta libera a Dio e ai fratelli in umanità, e questo gli restituisce, potenziata e sublimata, la dignità che il primo uomo ha ricevuto con la nascita. In tal modo la creazione (instauratio) è portata a compimento dall’incarnazione e dalla redenzione (restauratio).