Franco Lolli, Vivere la pulsione. Saggio sulla soddisfazione in psicoanalisi

Vivere la pulsione: è con questa enigmatica espressione che Jacques Lacan, al termine del Seminario XI, si interroga sullo statuto della soddisfazione a fine analisi e sulla possibilità di godimento aperta – come precisa nella stessa lezione – a un amore senza limiti. Un’altra frase, estratta dallo stesso seminario – il fantasma a fine analisi diventa pulsione – sembra confermare la possibilità di questo inedito rapporto con l’oggetto della pulsione che, lungi dal favorire un esito cinico e nichilistico al percorso analitico, dirige quest’ultimo verso un incontro vero con l’altro. Ma in cosa consiste questa nuova esperienza di soddisfazione e in che rapporto sta con le altre forme di appagamento? È intorno a questo interrogativo che il libro riflette, dilatando concetti che l’ortodossia psicoanalitica tende a trascurare e aprendo a nuove questioni da indagare e sviluppare.

Cos’è, allora, la pulsione? In che rapporto sta con il desiderio? In cosa si differenzia dal desiderio, se con esso condivide la stessa origine, se, cioè, come il desiderio, deriva da quella condizione di bisogno il cui soddisfacimento si impone come condizione assoluta sin dall’inizio della vita? E ancor più radicalmente, è davvero possibile distinguere la dinamica della pulsione da quella del desiderio? Come si differenzia, ad esempio, il desiderio sessuale dalla pulsione? C’è un confine netto tra loro? Oppure, sono due termini diversi che descrivono lo stesso fenomeno?

La difficoltà nel definire in maniera soddisfacente il concetto di pulsione è stata chiaramente messa in luce da Louis Althusser nel testo La scoperta del dottor Freud. Il filosofo, in quella che avrebbe dovuto essere la sua comunicazione al Convegno organizzato da Léon Chertok all’Università di Tblisi, annotava, infatti, l’impossibilità di pensare teoricamente la sua precisione. Questo – aggiungeva – per due ragioni: sia perché il tentativo di differenziare con esattezza la pulsione dall’istinto è implicitamente smentito dallo stesso Freud che ne fa, come noto, un concetto limite tra il somatico e lo psichico: sia perché Freud tratta la pulsione non come un oggetto scientifico ma, per l’appunto, come un concetto.

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