Nel 1919 Karl Jaspers pubblica la prima edizione della Psicologia delle visioni del mondo. Un testo lungo e difficile, che risente della sua natura di opera di passaggio dalla psicopatologia alla psicologia e quindi alla filosofia. Pur recepita, al momento della sua pubblicazione, con grande interesse, essa è rimasta poi a lungo tra le opere più trascurate dell’intera produzione jaspersiana. A cento anni di distanza, la Rivista di Studi Jaspersiani ha perciò deciso di dedicare un numero monografico a questo lavoro, affrontandolo con la consapevolezza storica della distanza, con l’obiettivo di rivelarne le potenzialità nel dibattito contemporaneo.

Nella Psicologia delle visioni del mondo, Jaspers propone una analisi delle visioni del mondo, sulla base della crescente centralità che esse avevano assunto da Kant a Dilthey, e riflette sul tema dell’intuizione come forma di conoscenza, in grado di rendere conto di un sapere non immediatamente riconducibile alle categorie cognitive classiche. La Weltanschauung risponde infatti per il giovane psicologo all’esigenza del soggetto di rapportarsi ai fenomeni della conoscenza non attraverso un procedimento analitico, ma rispondendo all’esigenza di totalità, servendosi dell’intuizione. Jaspers pone così le basi della sua successiva riflessione sulla filosofia dell’esistenza che lo porterà a riformulare l’idea di conoscenza e di filosofia proprio a partire dalla messa in discussione dei limiti dei saperi positivi (necessari ma non sufficienti) nella comprensione dell’uomo come Existenz. Quest’opera è quindi il risultato della capacità di Jaspers di cogliere con la finezza ermeneutica dello psicologo, i grandi nuclei tematici propri del pensiero, rielaborando e dando nuova vita a concetti e categorie classici. A dispetto della sua forma magmatica, la Psicologia delle visioni del mondo si presenta dunque come un’opera ancora, o forse ancora più che in passato, estremamente ricca e feconda, anticipatrice di molte delle nozioni jaspersiane più mature e allo stesso tempo precipitato delle molte conoscenze acquisite dal giovane psicopatologo all’interno del panorama filosofico e scientifico a cavallo tra Ottocento e Novecento.

I saggi raccolti in questo volume discutono i temi essenziali che innervano la riflessione jaspersiana sulle visioni del mondo secondo due direttrici: l’eredità che Jaspers ha raccolto e l’eredità che ha lasciato. Gli studiosi che hanno contribuito alla realizzazione di questo fascicolo ripercorrono il filosofare di Jaspers mostrando, da prospettive diverse ma convergenti, lo spessore di quest’opera, mettendo in evidenza l’ampio strumentario filosofico e psicologico che essa offre al lettore contemporaneo.

Saggi di: Alessandra Bocchetti, Giuseppe Cantillo, Domenico Conte, Gilberto Di Petta, Anna Donise, Antonello Giugliano, Alessandra Granito, George Heffernan, Oliver Immel, Filiz Peach, Mattia Luigi Pozzi, Ivan Rotella, Danilo Tittarelli

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