Il Professor Challenger, brillante ed eccentrico scienziato, è il personaggio di alcuni romanzi e racconti di Arthur Conan Doyle. In Quando la terra urlò (1929), Edward Challenger appare come un megalomane visionario intenzionato a dimostrare empiricamente che la terra è viva e sensibile come un individuo. Da Conan Doyle a Deleuze e Guattari che ne fanno il protagonista della loro “Geologia della morale”, fino ad arrivare ai Quartieri del Terzo Paradiso di Lecco, il Professor Challenger che immaginiamo è fondamentalmente un ecologo, interessato a tutte le ecologie – ambientale, politica, mentale, dei media, ecc. – per scoprire o inventare nuove forme dell’abitare i territori esistenziali del presente.
Il nostro Professor Challenger è il personaggio concettuale che esplora gli ecosistemi e i mondi del reale col pensiero critico, dotandosi di una metodologia pluralista e attraversando correnti filosofiche e discipline diverse: dall’estetica alla politica, dalla filosofia teoretica a quella morale, dal diritto all’economia, dalla filosofia della tecnica all’ecologia, ad essere mobilitato, salvo alcune eccezioni, è l’intero spettro della filosofia contemporanea.
Saggi di: Giuseppe Allegri, Sara Baranzoni, Gianvito Brindisi, Giovanni Carrozzini, Eleonora de Conciliis, Riccardo Fanciullacci, Dario Gentili, Giacomo Gilmozzi, Anna Longo, Flavio Luzi, Emilia Marra, Alice Pontiggia, Edoardo Toffoletto, Paolo Vignola
Il Professor Challenger, brillante ed eccentrico scienziato, è il personaggio di alcuni romanzi e racconti di Arthur Conan Doyle, tra cui Il mondo perduto (1912) e Quando la terra urlò (1929). In quest’ultimo racconto, Edward Challenger, che Conan Doyle modella ispirandosi al professor Ernest Rutherford, l’irascibile “padre” della fisica nucleare e premio Nobel per la chimica (1908), appare come un megalomane visionario intenzionato a dimostrare empiricamente che la terra è viva e sensibile come un individuo. Per farlo, finge di voler estrarre petrolio da un terreno nel sud dell’Inghilterra e organizza minuziosamente la sua operazione. Lo scienziato costruisce un impianto di trivellazione, assume manovali e specialisti, rifiuta ogni contatto coi giornalisti e afferma che la sua improbabile impresa è unicamente guidata dall’amore per la scienza. Mentre la perforazione scende nelle viscere della Terra, appaiono le meraviglie e le mostruosità dei suoi strati, fino a quando la trivella raggiunge la materia sensibile di quella che Lovecraft chiamerà Gaia. Avviene qualcosa di sconvolgente: non soltanto gli strati reagiscono così violentemente da espellere tutti i macchinari inseriti nel tunnel, ma si sprigiona nell’aria un urlo inusitatamente potente e rabbioso, accompagnato da un geyser di materia immonda. Poco importa che un attimo dopo il tunnel si chiuda, permettendo al pianeta di ricomporre “gli strappi fatti nella sua materia vitale”: quel che conta è che la terra ha urlato.
In Mille piani, Deleuze e Guattari trasformano lo scienziato di Conan Doyle, il trivellatore della Terra, in un vero e proprio personaggio concettuale. I due filosofi immergono nuovamente Challenger nelle profondità della Terra, ma seguendo il movimento inverso e perseguendo un altro obiettivo. L’operazione non è più quella di penetrare il pianeta e farlo urlare, bensì esporre la sua funzione macchinica di stratificazione di materia instabile non formata, e quindi farlo cantare. Quello del Challenger di Deleuze e Guattari è un viaggio attraverso le stratificazioni della materia, dall’inorganico all’organico, dal vegetale all’animale, dal biologico al semiotico e al sociale, e al tempo stesso è un’avventura del suo corpo, a sua volta preso in un movimento di destratificazione. Il professore, infatti, viene descritto mentre sta impartendo una conferenza e, parallelamente, è attraversato da un divenire animale, assolutamente controcorrente rispetto al proprio discorso di tassonomia scientifica, che lo fa involvere nella forma fino a renderlo progressivamente una sorta di ameba o ectoplasma. È un Challenger più vicino ad Antonin Artaud che a Conan Doyle: un personaggio che abita gli strati-giudizi del corpo senza organi della terra, svuotandoli della loro componente morale trascendente per riportarli alla loro doppia articolazione meccanica per selezione, appropriazione e codificazione. È in sostanza un personaggio concettuale della costruzione rizomatica e combinatoria della realtà espressa in ogni angolo di Mille piani, così come del nomadismo delle forme e dei viaggi intensivi che permettono di attraversare le soglie e costruire alleanze interspecifiche. Siamo perciò in qualche modo agli antipodi della tracotanza dello scienziato estrattivista e antropocentrico, nel senso che, mentre il Challenger di Conan Doyle mirava a perforare il corpo pieno della terra per rivendicare la supremazia umana, capace persino di far gridare quest’ultima, il Professore di Mille piani, scienziato delle molteplicità ma di cui nessuno conosce la specialità, accetta di far svanire la propria forma antropomorfa per dare voce alla produzione molecolare di materie, organi e linee di fuga dagli strati che lui stesso enuclea durante la conferenza: «Challenger o ciò che ne restava, lentamente si affrettava verso il piano di consistenza» per divenire finalmente impercettibile.