Lia Cigarini, La politica del desiderio e altri scritti

Lia Cigarini, iniziatrice, con poche altre, della pratica dell’autocoscienza in Italia, fondatrice della Libreria delle donne di Milano, coautrice di Non credere di avere dei diritti, in questo libro ci fa ripercorrere gli anni di un’avventura e di una scommessa personale e collettiva, avventura che si usa chiamare «femminismo», nome forse inadeguato davanti alla radicalità della scommessa e alla sua portata storica. Vero nucleo incandescente del libro è la passione lucida e determinata per una pratica politica incollata alla realtà, che non si trasforma mai in teoria astratta o in ideologia e che fa di queste pagine una introduzione all’intelligenza del nostro tempo.

La politica del desiderio e altri scritti rende nuovamente disponibile il libro pubblicato nel 1995 e raccoglie una ventina di scritti composti tra il 1999 e il 2020 e un’intervista inedita. Il libro si conclude con l’importante saggio di Ida Dominijanni, Il desiderio di politica.

La forma-libro in cui è riunita l’eterogeneità degli scritti di Lia Cigarini non deve trarre in inganno chi legge: non siamo di fronte a una teoria sistematica che si dispiega nell’arco di mezzo secolo. Ci troviamo, al contrario, in presenza di un pensiero capace di trasformarsi in fedeltà a quello che accade e ai desideri di chi scrive.

Un punto essenziale della presa di coscienza di molte donne, la presa di coscienza che ha dato vita al movimento che da più di vent’anni c’è in Italia e in altri paesi, è che non vogliamo avere la vita che gli uomini hanno e che la società, che gli uomini hanno via via costruita, costringe anche le donne ad avere.

Questo ha come conseguenza, per una parte di noi, che la rivendicazione dei diritti è del tutto secondaria rispetto alla ricerca di una pratica rispondente alla nostra presa di coscienza, così da dare significato alla realtà a partire da noi. Per questa parte di noi, la politica è, in primo luogo, creare un senso nuovo della realtà: è creazione di simbolico. Oppure, per altre vie, che va bene la rivendicazione di diritti uguali, purché non sia con lo scopo di poter fare la vita che fanno gli uomini. La rivendicazione dell’uguaglianza con lo scopo di fare la vita degli uomini, in effetti, uccide la ricerca di simbolico.

Se interrogo la mia esperienza, so il senso di libertà e agio che mi ha dato il passare da una situazione in cui tentavo in tutti i modi di rimontare lo svantaggio rispetto agli uomini, alla situazione in cui l’autorità femminile ha luogo. So, inoltre, che questa è l’esperienza di tante altre. Perciò non posso accettare che la società registri la lotta delle donne come lotta per la parità con gli uomini, e poco cambia che ora lo faccia in nome della differenza. Il pensiero della parità ‒ storicamente, di origine maschile, poi astrattamente applicato al rapporto uomo-donna ‒ non tiene conto della storia mia e di moltissime altre, e tende a cancellare lo statuto simbolico della madre, almeno a livello del senso comune della società. Non oltre: oltre, esiste una ricchezza di esperienze e di sapere femminili originali, ancora troppo ignorati.

Recensioni

202201lug2:00 pmLibreria delle Donne Milano: È un capolavorodi Luisa Muraro2:00 pm Libreria delle Donne di Milano, MilanoRassegna stampa:La politica del desiderio

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